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 | | REPORT SKANDALOPETRA LINDOS RODI 2010
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Si conclude a Lindos la prima tappa della Skandalopetra. Imbattuto il record di Nitsch.
Dopo il nuovo world record di Karoline Meyer, di cui vi abbiamo già parlato, la petra è passata all’apneista russa Galina Shlyahtenko che con una discesa a -40 metri in 1:06 ha stabilito il nuovo record russo femminile.

Si conclude senza ulteriori record mondiali in apnea la prima tappa a Lindos del free dive contest Skandalopetra.
Dopo il nuovo world record di Karoline Meyer, di cui vi abbiamo già parlato, la petra è passata all’apneista russa Galina Shlyahtenko che con una discesa a -40 metri in 1:06 ha stabilito il nuovo record russo femminile.

Il forte apneista greco Stavros Kastrinakis, che aveva annunciato il tentativo di un nuovo record mondiale (attualmente detenuto da Herbert Nitsch begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting con -107 metri) dopo un paio di tuffi di prova oltre i 70 metri ha dovuto rinunciare al tentativo di record data la corrente sostenuta che avrebbe potuto compromettere e rendere pericoloso il tentativo.

Solo qualche tuffo invece per Herbert Nitsch begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting che è stato molto impegnato con i suoi operatori in riprese per un nuovo film/documentario subacqueo.
Peccato infine per la giovane apneista Alessia Zecchini che, essendo minorenne e quindi soggetta alla limitazione ai -15 metri di profondità data dal nuovo regolamento, non ha potuto esprimere tutto il suo potenziale avendo un personale di oltre i -50 metri.

Commento finale sull’evento:
Veramente una bella manifestazione!
Sicuramente ne sentiremo parlare sempre di più di questa antica disciplina che regala sensazioni uniche con le sue discese in apnea nel blu in totale libertà.

Spettacolare la location di Lindos, perfetta per questo tipo di manifestazione.

Peccato che per via dei tentativi di record non tutti sono riusciti a fare molti tuffi con la petra. Il prossimo appuntamento è fissato dal 24 al 28 agosto sull’isola di Milos.
Jimmy Muzzone
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 | | karoline meyer
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Karoline Meyer, apnea e record

hi è Karoline Meyer? Raccontaci un po’ di te, di come hai iniziato a praticare l’apnea e da quanto tempo la pratichi.
Per tutta la vita ho sognato di nuotare con i pesci e le creature marine. Ho praticato anche altri sport prima, quindi il passaggio all’apnea è stato abbastanza naturale.
Quali sono i tuoi record?
Sono stata 5 volte campionessa mondiale, una di queste è stata registrata nel libro dei Guinness World Records, in apnea statica e in No Limits Tandem insieme a Audrey Mestre.

Quante ore ti alleni al giorno?
Dipende dal momento.
Ma approssimativamente 3 ore al giorno, tra esercizi a corpo libero fuori dall’acqua (ciò che chiamo “esercizi asciutti”) e l’allenamento in piscina. La parte finale dell’allenamento si svolge invece in mare.
Qual’è la tua specialità?
Sono diventata famosa per l’apnea statica, e adesso mi sto specializzando in apnea profonda. L’anno scorso ho raggiunto i 100 metri nell’assetto variabile, con il coach di Patrick Musimu, varcando la soglia delle profondità.
Quest’anno conto di migliorare ulteriormente. Mi piace la sfida e spero di far registrare il nuovo record mondiale nel No Limits, sia in tandem che da sola.

Allo stesso tempo sto sempre continuando le mie avventure da freediver in giro per il mondo… (nessun record, solo immersioni in libertà, per divertirmi e mostrare le bellezze sottomarine alla gente).
Dove ti piacerebbe tuffarti?
Mi piacerebbe moltissimo immergermi nel mare delle Cinque Terre, all’isola d’Elba, e incontrare Enzo Maiorca!
Sappiamo che hai un appuntamento con l’incantevole Grecia (Rodi) dal 23 al 27 Giugno, e che tenterai un nuovo record in skandalopetra…
Sì, da più di due anni ormai tento di gareggiare in Grecia, in special modo per skandalopetra, sono davvero contenta di essere stata invitata a partecipare a questo evento.
Un ringraziamento speciale va al Dott. Nikolas Trikilis e all’Acquagrand Resort.
Perchè hai scelto di tentare il record proprio in skandalopetra?
E’ un’avventura per me.
Una disciplina diversa ma che allo stesso tempo onora la storia e ricorda i nostri antenati apneisti.
Incontrare Rodi è come nuotare attraverso 3000 anni di storia e conoscere queste meravigliose civiltà. Non vedo l’ora!

Hai mai fatto immersioni con la petra?
Mai. Ma mi piace il peso variabile e questo vi si avvicina un po’.
Sto programmando qualche giorno a Lindhos per vedere le attrezzature, conoscere il regolamento e i sistemi di sicurezza, che sono anche molto importanti quando si parla di competizioni del genere.
Puoi darci qualche anticipazione?
Non conosco ancora il target di profondità, spero di divertirmi nelle acque della Grecia e di ascoltare il mio cuore colmo di emozione, mentre mi parla.
Grazie Karoline, in bocca al lupo!
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | 5° Trofeo di apnea PSS: il report della gara
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5° Trofeo di apnea PSS: il report della garA
Si è conclusa con un successo di pubblico e partecipanti la 5° edizione del Trofeo PSS, l’evento organizzato dal campione del mondo di apnea Gianluca Genoni.
Iscrizioni completate in fretta per i tanti atleti provienienti da tutta Italia: Verona, Bologna, Ancona, Bergamo, Milano e molte altre citta’, tra questi bambini, uomini e donne di tutte le eta’.
Il Trofeo Pss non è una competizione ma bensi un’incontro dove molti apneisti possono “gareggiare” per puro divertimento, in modo tale da poter valorizzare l’apnea pura in totale sicurezza e soprattutto effettuando una forte collaborazione di squadra.
Andiamo alla cronaca della gara.
Sono le ore 8:15, iniziano ad arrivare i primi atleti con la loro attrezzatura; alle 8:30 la reception del Sub AcquaVillage si comincia ad affollare di apneisti, donne, uomini e molti ragazzi giovani sono pronti per poter finalmente provare in acqua le loro performance.

Ore 8:45 circa Gianluca Genoni apre le danze con un briefing generale per spiegare lo svolgimento della gara; alle 9.00 gli apenisti iniziano con il riscaldamento: diverse persone hanno approfittato del bellissimo spazio adiacente alla vasca grande per potersi rilassare nella piscina dei piccoli dove la temperatura era di circa 38 gradi, mentre altri con i propri materassini hanno iniziato a fare stretching o esercizi di respirazione.


Altri invece, in vista dell’orario di partenza, sono entrati in acqua e hanno iniziato con un riscaldamento in apnea statica.


Finalmente inizia la gara, partono i bambini con l’apnea statica, moltissimi quest’anno i bambini iscritti e con grandissimi risultati, a seguire in ordine di tempo dichiarato al momento dell’iscrizione si preparano per la gara.
Finita la prova di statica degli adulti ecco pronti per il risclaldamento per quella che sarebbe stata la seconda parte della gara “apnea dinamica”, partendo nuovamente con i bambini in ordine di tempi e misure per finire con la dinamica degli adulti muniti chi delle bipinne chi di monopinna in base al tipo di preparazione.

Anche quest’anno il trofeo è stato veramente bello e ed è filato tutto liscio.
Ecco dunque i vincitori della manifestazione:
Apnea statica maschile:
1) Gabriele Satto – Subacqua Village – 6′ 05″
2) Iadren Clavenna’ – Apnea team Bergamo – 5′ 25”
3) Mauro Generali – Syncoboys bologna -5′ 07”
Apnea statica femminile:
1) Ilaria Bonin – Subacqua Village – 4′ 22”
2) Rossana Quarti – Bravo Sub – 4′ 03”
3) Elena Colombo – Scuola del mare – 3′ 35”
Apnea dinamica maschile:
1) Tommaso Buglioni – Monsub Jesi – 150 metri
2) Mauro Generali – Syncoboys Bologna – 138,5 metri
3) Angel Garcia – Scuola del mare – 130 metri

Apnea dinamica femminile:
1) Ilaria Bonin – Subacqua Village – 125 metri
2) Rossana Quarti – Bergamo – 100 metri
3) Patrizia Anesa – 100metri
Combinata maschile:
1) Tommaso Buglioni – 124,50 punti
2) Mauro Generali – 120,42 punti
3) Satto Gabriele – 113,02 punti
Combinata Femminile:
1) Ilaria Bonin – 106,17 punti
2) Rossana Quarti – 90,50 punti
3) Anesa Patrizia – 82,67 punti
La classifica completa.
Sono stati inoltre premiati il partecipante più giovane: soli 8 anni ed il più anziano di 54 anni.


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 | | Massimo Pieri: le ricerche Dan Europe
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Inizio col chiederti chi è Massimo e di cosa si occupa?
Sono un’appassionato del mare e della montagna, ma mentre quest’ultima è rimasta una gioia personale, al mare ho legato anche il mio destino professionale.
Nel 2000 sono diventato istruttore DAN e ho conosciuto personalmente l’organizzazione per la quale insegnavo i corsi Oxygen Provider.
Ricordo ancora il giorno in cui ho conosciuto il Prof. Alessandro Marroni. Avevo con me piccole traduzioni del sito del DAN Europe, che in quel momento era sostanzialmente in inglese, e gliele feci vedere. Stava nascendo qualcosa ma non ne avevo ancora percezione. Parlammo per qualche ora molto cordialmente di progetti che il DAN Europe stava portando avanti. Qualche giorno dopo mi arrivò una telefonata e la proposta ufficiale di collaborare con il DAN! Ne ero lusingato e impaurito allo stesso tempo.
Dal quel momento è nata una collaborazione e soprattutto una forte amicizia con il Prof. Marroni e con il DAN.
Questo lavoro mi ha portato a girare il mondo e a conoscere la parte più bella dell’attività subacquea, la ricerca! DAN è una fondazione che investe molto in questo campo e io mi sono trovato, come per magia, nei posti più belli a scoprire cose affascinanti di questo sport da sogno.
Oggi sono il coordinatore della raccolta dati del progetto DSL (Diving Safety Laboratory), un laboratorio mobile che affronta direttamente sul campo le problematiche legate alle immersioni, sia in ARA che in apnea. La vera novità di questo laboratorio è che non è confinato tra 4 mura, ma vede la partecipazione diretta dei subacquei, i veri attori della ricerca!
Che cos’è il Dan?
DAN Europe (Divers Alert Network Europe) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che dal 1983 si occupa di medicina e ricerca scientifica, con lo scopo di promuovere la sicurezza dei subacquei. L’intera comunità dei sub beneficia delle attività della fondazione, dalla prevenzione degli incidenti attraverso training e ricerca, ad esempio, alla gestione delle emergenze, fino alla divulgazione delle più aggiornate e accurate informazioni sui temi di comune interesse per il pubblico subacqueo.
Dan offre servizio in tutto il mondo esatto? In che modo presta assistenza?
Sì, ad ogni latitudine! Il DAN è l’unica rete globale in grado di garantire un servizio di assistenza e consulenza medica di eccellenza.
L’International DAN è composto da 5 organizzazioni no-profit indipendenti (Europe, America, Japan, South Africa, Asia Pacific), che seguono la stessa mission.
E’ un network di centrali d’allarme multilingue, attive 24h/24, che collabora con oltre 500 centri iperbarici riconosciuti e controllati, ed un gran numero di medici specialisti in terapia iperbarica ed emergenze subacquee.
Pensa che ogni anno le centrali d’allarme ricevono più di 15.000 emergenze subacquee e si dà risposta a migliaia di quesiti medici.

Attualmente dove sono orientate le vostre ricerche?
Il prof Marroni , presidente del DAN Europe, ci ha dato gli spunti per continuare le esplorazioni nel settore delle immersioni con autorespiratore, dove ci sono studi che hanno riguardato il PFO, il diabete, l’ipotermia, l’idratazione e i Rebreather, per citarne alcuni. Altri progetti sono in cantiere. Contemporaneamente si sta ampliando il campo di ricerca ai settori dell’apnea e della pesca subacquea, i cui praticanti stanno aumentando sensibilmente.
Sono state riscontrate delle novita’ interessanti?
Sì, gli ultimi studi sono stati sorprendenti, e spesso in contrapposizione con gli studi precedenti. La ricerca è paragonabile a un grande puzzle che coinvolge ricercatori di tutto il mondo che si confrontano ed integrano le proprie esperienze. Siamo ancora lontani dal raggiungere il quadro completo, ma ci stiamo lavorando.
Visto e considerato che i lettori di ilovepescasub sono la maggior parte pescatori in apnea e apneisti, ci sono state nuove scoperte con lo studio del Taravana?
Sono state effettuate numerose ecocardiografie su apneisti che si immergevano, a diverse riprese, per tutta la giornata a quote tra i 50 e i 60 metri, e per il momento non abbiamo visto bolle silenti. Ora stiamo facendo test simili su pescatori in apnea, ma i dati sono ancora preliminari. L’auspicio è che entro la prossima estate si possa avere un quadro più completo del fenomeno.
Ci sono novita’ per il 2010?
Molte, in particolare uno studio prospettico sui giovani apneisti. Studiamo i ragazzi che iniziano a fare apnea e li seguiamo nel tempo. Il primo corso pilota si svolgerà a Firenze.
Le bolle, con tutte le problematiche collegate ad esse, per quanto riguarda i subacquei, sono uno dei nostri primi obbiettivi per arrivare ad una maggiore sicurezza nelle immersioni sportive, ma molti altri studi che stanno per essere lanciati nel 2010, seguiteci e insieme percorreremo le strade che portano alla ricercae di conseguenza alla sicurezza di tutti noi subacquei.
Grazie per la tua collaborazione.
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | Una vita per l’apnea: Federico Mana
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Istruttore di apnea e di yoga, scrittore e campione italiano in assetto costante con il tuo ultimo record di -100: quando è nata questa tua passione per l’apnea e perchè?
Ho iniziato come tutti ad amare l’acqua attraverso i corsi di nuoto, e già da piccolo il mio istruttore di nuoto Oscar aveva capito che mi piaceva molto immergermi. Con la scusa di mandarmi a cercare orecchini o braccialetti persi sul fondo della piscina non mi faceva fare in solito riscaldamento a bordo vasca e mi permetteva di sguazzare liberamente alla ricerca dei tesori persi.
Mi sono avvicinato all’apnea per gioco e attraverso la pesca, all’età di 12 anni mio padre mi regalò il mio primo fucile subacqueo (chiamarlo fucile è un eufemismo, ma all’epoca mi sentivo il terrore dei mari) ed iniziai a passare le ore in mare, ma i miei carnieri erano spesso poverissimi perché invece di sparare restavo incantato dal mondo sommerso (è un modo poetico per dire che ero un pescatore scarso).
Questa gioia incondizionata che provavo ogni volta che uscivo dall’acqua mi spinse col tempo a cercare una scuola di formazione che mi permettesse di conoscere meglio le tecniche per praticare l’apnea.
Un po’ timoroso (anch’io pensavo che la “vera apnea” fosse solo per supereroi) mi avvicinai alla scuola del mio idolo Umberto Pelizzari e frequentai quindi il mio primo corso di Apnea Academy dove incontrai altri ragazzi con la mia stessa passione viscerale per il blu.
Come spesso accade fu proprio il gruppo di amici apneisti ad accentuare le motivazioni personali e la voglia di migliorare.
Dal blu del mare passammo al nero del lago per le sessioni di allenamento, era freddo anzi freddissimo ma la voglia di acqua andava oltre la temperatura e l’obiettivo era quello di diventare istruttore per poter trasmettere e condividere questa passion
A 28 anni decisi di lasciare la mia vita milanese per provare a vivere di mare ed apnea ed oggi sono quasi sette anni che mi sveglio con il mare negli occhi.

Consigli ad ogni apenista che leggera’ questa intervista di frequentare un corso di yoga? Perchè?
La risposta che ci si aspetterebbe è SI
In realtà non penso lo yoga debba essere il percorso di ogni apneista.
Lo yoga è sicuramente una disciplina complementare a quella apneista sia sotto l’aspetto di consapevolezza corporea sia sotto l’aspetto respiratorio, ma dall’altra parte non tutti gli apneisti hanno molto tempo da dedicare a molte ore di allenamento.
Coloro che non posseggono troppo tempo per allenarsi devono scegliere come impiegare il tempo, il mio consiglio è quello di divertirsi e a parer mio l’apnea è più divertente dello yoga.
Il divertimento è infatti alla base di un apprendimento proficuo e motivante che spinge ogni atleta a trovare sempre nuovi stimoli e risorse per lavorare con costanza.
Amo profondamente lo yoga, ma sono consapevole che non è la sola strada di crescita, è una delle strade possibili, ed ogni apneista deve riconoscere quale via più si addice alle sue caratteristiche.

Quali sono state le difficolta’ prima di riuscire ad ottenere i tuoi record?
La difficoltà che ho avuto nelle specialità di apnea profonda è stata quella che hanno incontrato praticamente tutti gli apneisti, ovvero quella di compensare.
Ricordo ancora con gran chiarezza le sensazioni legate all’impossibilità di trovare aria per compensare. Nel 2003 mi si presentò il muro dei 38 metri e vi rimbalzai contro per diversi mesi.
Ogni seduta di assetto costate era una sfida snervante, andavo in acqua con un solo pensiero, quello di scendere più fondo.
Questo periodo fu il più brutto delle mia vita apneistica perché le aspettative avevano neutralizzato ogni mia capacità di ascolto e di crescita.
Quando capii che andavo in acqua senza più divertirmi compresi che l’apnea era altro, abbandonai le aspettative ed i sogni di profondismo ed iniziai ad andare in acqua esclusivamente per divertirmi scendendo per guardare il mondo sommerso e a volte pescare.
Il gioco ed il divertimento mi permisero di stare nel blu in un modo a me nuovo e decisamente rilassato.
Quando, dopo meno di un anno, rimisi il profondimetro mi accorsi che giocavo a quote oltre i 50 metri ed in costante scendevo agevolmente oltre i 60 metri.

Quanti giorni alla settimana ti alleni e per quante ore?
Sei giorni a settimana ed il numero di ore è variabile, ma decisamente inferiore rispetto a quelle di un paio di anni fa dove arrivavo ad allenarmi ache 6/8 ore al giorno.
L’allenamento è per me un’aspetto fondamentale ma ancora sperimentale.
Negli ultimi tre anni mi sono allenato seguendo ritmi differenti al fine di comprendere con un allenamento piuttosto che un altro provochino variazioni sul mio modo di fare apnea.
La preparazione atletica nel periodo invernale e in quello primaverile è simile a quella delle stagioni passate, ma in questo periodo gioca un ruolo fondamentale il recupero e l’inserimento casuale di giorni di non allenamento (quando sento che il corpo ne ha bisogno).
Ritengo infatti che riposarsi correttamente sia importante quanto un buon allenamento.
Nei quattro mesi invernali lavoro sull’aspetto aerobico e sulla forza muscolare seguendo delle tabelle di lavoro a secco ed altre in piscina. In questo periodo l’obiettivo è raggiungere la buona forma fisica. Successivamente passo ad una fase di lavoro più fine, per tre mesi diminuisco il carico fisico ed inizio a lavorare maggiormente sulla forza resistente e sull’elasticità muscolare nelle sessioni a secco mentre in acqua, lavoro maggiormente sulla tecnica.
Negli ultimi due anni, però, ho aggiunto una variabile, ho iniziato a cimentarmi in modo abbastanza assiduo nella pesca subacquea.
Questa disciplina divertentissima mi ha permesso di affrontare il mare con tempi e modalità differenti e penso di aver acquisito nuovi schemi motori e mentali in acqua che prima non possedevo.
Non so se è merito di queste sessioni di allenamento pescando, ma quest’anno mi sono ritrovato ad avere apnee molto più lunghe rispetto alle stagioni passate. Già nei tuffi di riscaldamento raggiungo senza problemi quasi quattro minuti di apnea. Questa condizione mi rende emotivamente molto sereno perché, sapendo di poter stare tanto senza aver bisogno di respirare, anche il tuffo in profondità sarà più “semplice”.

Scendere a -100 quali sensazioni si provano e sopprattutto è difficile la compensazione?
Ritengo la quota dei 100 metri come una specie di olimpo!
Ritengo che un tuffo a questa profondità debba essere un tuffo pressoché perfetto. Per scendere a queste quote non serve la sola prestanza fisica, ma è fondamentale la capacità di rilassare il corpo anche sotto la forte pressione che si avverte oltre gli 80 metri.
Oltre questa profondità la compensazione diventa decisamente complessa ed è sufficiente un piccolo errore o un leggero ritardo che tutto si blocca e si è costretti a virare e tornare verso la superficie. Se per scendere serve un eccellente controllo di se e del proprio rilassamento, per risalire è indispensabile la buona condizione fisica. Una volta arrivati al piattello è stato fatto soltanto un terzo della fatica, per riemergere in modo efficace e lucido servono doti atletiche e resistenza all’acidosi e all’ipercapnia.
La risalita è lunga, e quando le gambe iniziano a far male non ci si può fermare per riposare, bisogna continuare cercando di mantenere la pinneggiata efficace ed economica.
Tornando alla compensazione quest’anno vi sono stati due eventi che anno cambiato il mio modo di percepire la profondità e che hanno reso la compensazione molto meno stressata degli anni scorsi.
Il primo è stato vedere la performance “aliena” di Martin Stepanek che è sceso a 122. Vederlo riemergere affaticato ma lucido e sorridente, ha trasformato la mia percezione dei 100 metri. Sono diventati improvvisamente fattibili e relativamente semplici se affrontati con la giusta preparazione fisica.
Quel giorno ha cambiato il mio modo di percepire i 100 metri e in tutti gli allenamenti successivi mi sono avvalso di questa nuova interpretazione della profondità.
Il secondo evento consiste nell’aver appreso la corretta esecuzione del Mouth-fill una tecnica compensatoria utilizzata ormai da quasi tutti gli apneisti.
Con questa tecnica sono sceso diverso volte oltre i 90 metri utilizzando la maschera ed un volta messe le lenti a contatto sono bastati tre allenamenti per toccare i 100.
Tu e Davide Carrera siete buoni amici e siete attualmente i campioni italiani in assetto costante, sei contento che sia propio lui ad essere il tuo “rivale” ?
Non ho mai percepito Davide come un rivale, anzì è un amico con il quale condivido le bellissime emozioni del mare.
A Sharm el Sheikh nel 2008 ci siamo allenati insieme i preparazione dei mondiali AIDA e decidemmo di condividere il Record dei 90 metri.
Il suo tuffo non venne considerato valido per un’imprecisione nel protocollo di uscita e nonostante il rammarico il giorno seguente era in acqua al mio fianco ad incitarmi e massaggiarmi gambe e addome prima del mio tentativo.
In quell’occasione esultammo insieme per il mio record come festeggiamo a cena insieme al suo rientro dalle Bahamas quando realizzò i – 99 metri.
Da quanto tempo utilizzi la monopinna?
Non da molto e mi sa che dai video si vede vero?
Ultimamente mi sto allenando con Mike Maric che mi sta aiutando a migliore nello stile.
Sei anche un pescatore in apnea, peschi spesso oppure utilizzi questa disciplina come palestra di allenamento?
Più che pesca io porto a spasso il fucile, ma ultimamente inizio a divertirmi sempre di più e a volte qualche pesce suicida si lancia contro il mio fucile!
Mi affascina molto la pesca perché è un modo molto poetico ed rispettoso di andare in acqua.
Infine l’approccio alla pesca, come già detto precedentemente, mi sta offrendo molti spunti tecnici anche sotto l’aspetto apneistico e da quando pesco ho migliorato molto il mio modo di fare apnea.

Quali sono i tuoi obbiettivi futuri?
Oltre all’agonismo amo anche molto l’insegnamento.
Meno di due anni fa sono tornato a vivere in Italia ed ho fondato Moving Limits. È un’associazione sportiva che ambisce a lavorare sul potenziale umano attraverso attività in acqua come l’apnea, il Watsu e a secco come lo yoga, il pranayama ed altre attività motorie focalizzate all’autoascolto.
Con il mio team di istruttori facciamo corsi e stage; la nostra base è la Lombardia ma organizziamo seminari in tutta Italia e anche all’estero.
Tra i vari progetti ho anche l’idea di realizzare una collana didattica sull’apnea.
Ho scritto un primo libro, Tecniche di respirazione per l’apnea, cheha già venduto oltre 3000 copie. A febbraio 2010 (presentazione ufficiale all’Eudi a Bologna) uscirà un manuale sulle tecniche di compensazione applicate all’apnea e a fine del 2010, penso di uscire con un terzo libro. Il titolo?…Sarà una sorpresa!
Infine sto collaborando con alcune aziende per usare l’apnea come strumento di formazione del personale. Ho già preso parte a diversi team building e i partecipanti si sono sempre dimostrati entusiasti dell’iniziativa. Anche le aziende hanno approvato il progetto verificando che l’apnea può aiutare a identificare nuove risorse all’interno dell’individuo o del gruppo di lavoro stesso.
Hai in mente nuovi record?
Sto continuando ad allenarmi in visione del mondiali AIDA in Giappone.
Penso di poter aggiungere un po’ di metri in costante, nel mio ultimo record in free immersion sono uscito dopo 3’24’’ di tuffo decisamente lucido.
Penso di poter gestire tuffi intorno ai 3’30’’… per andare a 100 m in costante ci sono voluti 3’.
Mi resta un margine di circa 30’’da utilizzare… se la compensazione è efficace come l’anno scorso dovrebbero starci ancora diversi metri.
A voi i calcoli!
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | interviste in collaborazione con www.ilovepescasub.com
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Mike Maric: il re della monopinna

Campione del mondo di Jump Blue 2004 ed ora istruttore apnea e monopinna, perchè non hai continuato con i record e ti sei dedicato all’insegnamento?
La scelta di interrompere con le competizioni è stata dettata da diversi e molteplici fattori quanto mai differenziati. Ho cominciato a gareggiare nel 2001, i Campionati Mondiali AIDA di Ibiza son stati la mia prima esperienza, dopodichè ho continuato fino al 2005, anno in cui a seguito della morte di un mio caro amico istruttore, compagno fidato di tante gare e avventure, ho interrotto per molti mesi la mia “vita in acqua”.
Ho trovato poi nella carica agonistica una motivazione per ritrovare il mare e le sensazioni perdute, tant’è che nel 2006 son ritornato vincendo il campionato internazionale Croato di JB, ero convocato ai Mondiali di Tenerife, ma ho rinunciato al posto in quanto non mi sentivo pronto, ma soprattutto sono stato assorbito da un progetto molto ambizioso dedicato all’amico scomparso. In questi ultimi anni, ho perso sicuramente un po’ la motivazione alle gare, non ne vengo attratto in modo particolare, inoltre anche se continuo ad allenarmi e anche molto, i miei impegni professionali mi portano a non avere più quella libertà mentale necessaria per affrontare l’agonismo di oggi.
Sei considerato il re della monopinna, perchè la monopinna e non altre specialita’?
Ti ringrazio per questa considerazione, mi considero semplicemente una persona che ha dedicato e continua a dedicare tantissimo tempo al mondo “monopinna”. La monopinna ha sicuramente cambiato la mia vita apneistica: un attrezzo così unico così particolare tale renderci simili al delfino, sogno e simbolo di ogni apneista. Son quasi 10 anni che mi impegno nella monopinna, in termini di conoscenza, studi, corsi, tecnica, ingegneri, produttori e via dicendo. In questo percorso sono stato davvero fortunato perché ho conosciuto tanti anni fa Valter Mazzei, attuale CT Nazionale Italiana di Nuoto Pinnato, e con lui ho avuto modo di entrare nel mondo del pinnato e approfondire tanti argomenti, rielaborarli e portarli nell’apnea.
Inoltre, la forte amicizia che mi lega a sportivi del pinnato, quali Davide Manca, Anna di Ceglie o il grande Stefano Figini, mi ha creato delle basi sicuramente importanti. Da qui sicuramente, unire il mondo del pinnato alla mia esperienza di agonista e ancor prima ai 13 anni a fianco dell’inseparabile amico maestro Umberto Pelizzari, mi hanno permesso, credo, di diventare un valido riferimento per quanto riguarda l’insegnamento dell’immersione in apnea con la monopinna, anche se c’è sempre da imparare e molto da fare.
Quali sono i tuoi pensieri quando fai un tuffo nel blu?
Il mio vero pensiero è quello di sciogliermi completamente nell’elemento acqua e diventarne parte integrante. L’obiettivo è quello di concentrarmi completamente sul mio corpo, per perderne la materialità, concentrandomi sulle mie sensazioni, cercando di non avvertire più il limite della mia pelle, dissolvere la fisicità materiale e non percepire più il confine tra corpo e acqua, ma sentirmi acqua in acqua. Interiorizzo molto ogni mio tuffo, che vivo come una sorta di “allunaggio”, dove non sono mai solo ma sempre accompagnato dalla umanità, intesa come presenza mentale di persone a me care che stanno nel mio cuore e nella mia mente.

Nel campo della monopinna sei un professionista, puoi raccontare quali sono i benefici riespetto alle due pinne in termini prestazionali?
Insegnare la tecnica di nuotata con la monopinna non è facile, come altrettanto non facile è apprenderla, metabolizzarla e diventarne padrone. Uno dei vantaggi immediati è la percezione di essere decisamente più veloci: il problema è la gestione tecnica dell’attrezzo. Tutto il corpo dovrebbe essere coinvolto nell’utilizzo della monopinna, il che renderebbe maggiormente in termini prestazionali: stesse misure con maggior facilità rispetto alle due pinne. Diversi studi hanno dimostrato come il dispendio energetico della nuotata con la monopinna sia inferiore rispetto alla classiche bipinne.
Da qui, a cascata, si sono raggiunte misure importanti in piscina e quote più profonde in mare, derivate anche dall’evoluzione delle tecniche di compensazione: si parla anche di una facilità maggiore di compensazione legata al movimento ondulatorio della tecnica con monopinna. Ricordiamoci però che saper utilizzare bene la monopinna, richiede ore e ore, se non anni, di esercitazione, sia in piscina con pinne corte morbide, sia in palestra con esercizi mirati di allungamento e potenziamento:questa miscela permette di acquisire una grande sensibilità nel gesto tecnico, in modo da diventare padroni dell’ attrezzo, e avere un ottimo controllo nella tecnica di pinneggiata classica a due pinne, diventando sicuramente più eleganti. Inoltre, a livello emotivo, la discesa con la monopinna ricorda ovviamente il delfino, per cui,a mio avviso, ti cambia proprio il modo di porti in acqua e la percezione interiore di immersione.
Tutti posso utilizzare la monopinna oppure ci sono limitazioni legati all’aspetto fisico?
Tutti possono utilizzare la monopinna, bisogna prestare attenzioni a due categorie: i bambini e gli adulti con eventuali problematiche diagnosticate. Attualmente i parametri minimi nel nuoto pinnato in Italia dopo 40 anni di studi in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Sportivi sono: per chi ha compiuto 7 anni, è consentito l’utilizzo solo delle pinne (corte e morbide), dai 12 anni in avanti si può utilizzare la monopinna. Da qui in avanti ci si può sempre divertire, a meno che non ci siano particolari problemi tali da condizionare l’attività con la monopinna, ma si tratta di casi comunque supervisionati da medici specialisti. Detto questo, utilizzare la monopinna necessita comunque di un minimo di preparazione fisica di base che sia ben mirata, per cui bisogna affidarsi a persone competenti.
Quali differenze ci sono tra assetto costante con la monopinna e le due pinne? il record è lo stesso?
Ad oggi, nell’agonismo non ci sono classifiche separate tra le tradizionali bipinne o la monopinna: da quanto sopraesposto risulta abbastanza chiaro ed intuitivo come un tuffo in assetto costante risulti più semplice con la monopinna, tant’è che ormai non compete più nessuno con le due pinne da parecchi anni.

Di quale materiale sono composte le monopinna e quali caretteristiche deve avere?
Le monopinne sono composte dalla pala e dalle scarpette: quest’ultime possono essere industriali a stampo, quindi di gomma, oppure artigianali e costituite prevalentemente da neoprene. Le pale sono quanto mai differenziate: fondamentalmente son in vetroresina, carbonio o misto carbonio-vetroresina. In ambito apneistico vi è la tradizione a considerare il carbonio come materiale d’elezione, in realtà le migliori monopinna al mondo hanno alla pala in vetroresina.
Ciò che caratterizza la monopinna ideale è dato dalla lavorazione della fibra di vetroresina e dal sistema pala-scarpette (posizionamento di quest’ultime e loro inclinazione): il tutto è condizionato dalle caratteristiche antropometriche dell’atleta nonché dalla sua tecnica di nuotata. E’ difficile torvare la monopinna ideale, anche perché dipende dall’utilizzo finale che uno vuole farne. In linea generale, chi intende imparare deve sicuramente dotarsi di una mono semplice, facile, morbida ed economica. Una volta acquisito il movimento corretto, incomincia la parte più divertente, cioè la ricerca dell’attrezzo ideale.
Consigli un corso di apnea per poter utilizzare in modo corretto la mono? Perchè?
Sinceramente un corso di apnea può fornire una base importante per conoscersi e migliorare la propria percezione corporea in acqua, ma per utilizzare la monopinna suggerisco un corso di nuoto pinnato o un corso specifico di immersione in apnea con la monopinna. La base comune, per qualsiasi curioso ed interessato, è sempre l’utlizzo di pinne corte e morbide, un tubo frontale, tanta ore di allungamento/streching e tante ore d’acqua con esercizi specifici, oltre ad una buona dose di volontà. Con un approccio mirato e possibilmente curato da un valido istruttore, allora davvero si potrà imparare ad utilizzare correttamente la monopinna e poter nuotare come i delfini.
Ci sono stati negli ultimi anni moltissimi record mondiali in assetto costante con l’utilizzo della monopinna, Herbert Nitsch ha raggiunto un grandissimo risultato stabilendo il record con i suoi -120 metri, secondo il tuo parere grazie all’utilizzo di questo attrezzo si puo’ scendere molti metri ancora?
Il salto di qualità è stato fatto dall’evoluzione dell’attrezzattura, dall’incremento delle conoscenze mediche-scientifiche, dalla sperimentazione e acquisizione di nuove tecniche di compensazione e dalla grande diffusione dell’apnea, che da disciplina di elite, sta diventanto numericamente sempre più importante. Oggi siamo già a -122 di Stepanek, quote considerate utopistiche pochi anni fa’ e son convinto che ci son ancora ampi margini di miglioramento.

Raccontaci l’esperienza piu’ bella che ti ricordi mentre eri nel blu con la tua monopinna
Nel mio cuore conservo diversi ricordi legati alla monopinna; sicuramente il momento del mio record mondiale di Jump Blu nel 2004 è stata una svolta nella mia vita e la seconda tappa risale a pochi mesi fa, quando ho preso parte ad una spedizione, la “dolphin expedition” e son riuscito a nuotare ed interagire nell’oceano con i delfini selvatici.
Progetti futuri?
Il futuro prevede davvero tanti impegni: con il mio coach Valter Mazzei e l’inseparabile Stefano Figini, stiamo realizzando un libro sulla monopinna. Questo è il progetto più ambizioso che stiamo portando a termine. Con l’amico Federico Mana abbiamo tantissimi corsi in cantiere sulle tecniche di compensazione in Italia e all’estero, e con il mio maestro, Umberto Pelizzari, ho la fortuna di collaborare e di aiutarlo in tantissime sue esperienze in giro per il mondo.
Comunque tutti gli impegni son sempre ben aggiornati sul mio sito: www.mikemaric.com
A cura di Jimmy Muzzone
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Monica Barbero: record ed emozioni

Ciao Monica,
Parlaci un pò di te; come e quando hai iniziato a fare apnea?
Ho iniziato a fare apnea prestissimo quando al mare d’estate andavo ad esplorare i fondali con la mascherina. Poi a 18 anni mi sono iscritta ad un corso sommozzatori nella mia società, l’Agonismo Sub Torino, e ho trovato un gruppo di persone appassionate di apnea e pesca subacquea e così ho iniziato prima a pescare e poi sono passata a fare gare di apnea.
Da quanti anni pratichi l’apnea?
Seriamente, ossia a livello agonistico, dal 1999, ma già anche prima facevo apnea per gioco, come allenamento per tenermi in forma.
Ti dedichi anche alla pesca in apnea?
Ho iniziato facendo, o meglio tentando di fare, pesca subacquea e continuo ancora adesso, quando gli impegni sportivi me lo permettono, a praticarla soprattutto d’estate.
Mi piace molto e la ritengo molto formativa anche per un’apneista.

Quali sono stati i tuoi record?
Ho fatto il mio primo record del mondo nel Jump Blue nel 2003 alle Tremiti con 92,97m, poi nel 2004 ho battuto per tre volte il record mondiale di apnea dinamica con 153m, 160m e 167m. E per finire quest’anno ho ottenuto il nuovo record del mondo nel Jump Blue ai Campionati Italiani con 143,33m e ai mondiali il record italiano di dinamica con 181,92m.
Ti sei classificata prima prima alla gara di jump blue che si è tenuta a Noli ligure il 5 luglio con un risultato di 143,33 conquistando il record Mondiale, raccontaci come è andata e quali sono stati i tuoi pensieri durante la tua performance?
La gara è andata benissimo, già in allenamento i giorni precedenti avevo ottenuto delle buone prestazioni per cui il giorno della gara ero tranquilla, sicura delle mie potenzialità.
Quando sono partita ho capito subito che ce l’avrei fatta perché mi sentivo fluida e potente in acqua, così quando ho concluso il primo giro sono stata sicura di poter tentare il record e così ho fatto.
In realtà quando sono in gara cerco di pensare il meno possibile concentrandomi sulle mie pinneggiate, sulle virate senza permettere alla mente di avere il sopravvento.

Sei fortissima anche in dinamica, quale secondo te è stata la gara piu’ emozionante? e perchè?
Ogni gara porta con se emozioni differenti, ma quella più emozionante è stata la finale dei mondiali di quest’anno quando sapevo che potevo lottare per una medaglia importante e l’ho voluta fino in fondo. E poi quei 18cm che mi hanno separata dall’oro… bé sicuramente molto emozionante fino all’ultimo!
Pensi che gli uomini siano svantaggiati rispetto a voi donne in apnea? Oppure no?
Sicuramente il fisico femminile è più portato all’apnea di quello maschile perché meno muscoloso e più flessuoso, qualità importantissime in uno sport in cui l’ossigeno deve essere centellinato e il movimento è quello delfinato con la monopinna.
Però forse gli uomini patiscono meno rispetto alle donne lo stress mentale che crea l’apnea, soprattutto dopo anni di attività.
Quante ore al giorno ti alleni?
Mi alleno dalle due alle tre ore tutti i giorni esclusa la domenica, a meno che non ci siano gare o non si vada al mare.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
I miei obiettivi futuri sono sicuramente gli Europei quest’anno e i Mondiali del 2011.
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Grazie per la tua disponibilita’ ci sentiamo al prossimo Record mondiale 
A cura di Jimmy Muzzone
Foto di Alberto Balbi
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Nikolas Trikilis e la Skandalopetra

Qual’è il significato della Skandalopetra oggi?
La skandalopetra è una disciplina “giovane e fresca”. Anche se è riportata da Omero, Erodoto, Oppiano migliaia di anni fa come modo di immersione, scompare negli anni ’60 e negli ultimi 10-15 anni è rinata come disciplina atletica. Si tratta di un’ immersione molto tecnica e sicura.
Quali sono le caratteristiche che deve avere una petra?
La skandalopetra è una petra di marmo o di granito di peso variabile, dai 6 – 14 kg.
Una petra deve avere angoli arrotondati, a forma di goccia o di pera con un foro all’apice dal quale va legata la cima, ha una forma idrodinamica; il peso varia a secondo della corporatura dell’ atleta; infatti noi nelle nostre gare usiamo più di 15 “petre”.

Ci sono limiti d’età?
No, non ci sono, secondo il regolamento mondiale ci sono 12 categorie di tutte le eta’ per i due sessi ed una per le persone disabili. Alle nostre gare hanno gareggiato bambini di 6 anni fino a signore e signori di 60 anni e 70 anni rispettivamente.
Quali sono le difficoltà durante la discesa?
Visto che le gare si fanno sono con il costume da bagno e’ ovvio che le difficolta’ dirette sono l’oscurità (senza maschera) e il termoclino. Poi secondo la velocita’ e la direzione della discesa sono, la compesazione e l’ arrivo alla profondità dichiarata dall’ atleta. Percio’ prima dalle finali delle gare ci sono 2-3 giorni di allenamento così tutti i partecipanti si abituano a questo tipo di immersione, il quale ripeto è molto tecnico visto che la “petra” possiede tante e diverse proprietà!

Come funziona una discesa in Skandalopetra?
Prima di tutto per tuffarsi bisogna essere in due, l’ atleta – tuffatore e l’assistente, colauzeris in Greco.
La massima sinergia di questi due garantisce un tuffo preciso! L’atleta si concentra seduto sulle ginocchia, respira, si alza e si tuffa. Il tuffo deve essere verticale alla superficie del mare, cosi l’ atleta scivola verso il fondo senza aver alcun freno alla profondita dichiarata.
L’apneista ha la mano legata alla corda della petra tramite una funicella. La skandalopetra stessa e’ legata con una corda alla superficie (piattaforma, barca) rappresentando così una forma di cordone ombelicale! Questo “legame”, petra – pescatore – piattaforma o barca, ha dato sicurezza per secoli a questo tipo di immersione! Si ritiene che è il modo più sicuro per immergersi!
Spiegaci l’importanza del compagno in superfice.
E’ di grandissima importanza. Nessun atleta di skandalopetra deve immergersi da solo, ha sempre il suo assistente (colauzeris) con il quale si alternano i ruoli, visto che ormai skandalopetra e’ una disciplina a squadre. L’assistente ti da la petra e la cima, controlla tutta la sua discesa, vede e capisce quando hai lasciato la petra e quando sei arrivato alla profondità dichiarata, visto che la cima ogni 5 – 10 metri riporta un segno. Una volta che l’atleta arriva sul fondo dà il segno ( 2-3 strappi) alla corda e l’assistente lo recupera. In qualsiasi momento ci si dovesse accorgere che il suo compagno si trova in pericolo scatta subito il soccorso.
Praticamente alla skandalopetra vale la regola: MAI DA SOLO IN ACQUA!

Sappiamo che tutti gli anni organizzi gare di Skandalopetra in Grecia, pensi che un giorno arriverà anche in Italia con lo stesso entusiasmo?
Direi che e’ gia arrivata in Italia da tempo, visto che sono state fatte gare, anche se a livello sperimentale e la F.I.P.S.A.S. riconosce come disciplina agonistica la skandalopetra e spesso la petra viaggia ben volentieri, per diversi motivi, in Italia.
Prossime iniziative in programma?
Tantissime!
Per il 2010 l’ Associazione Apneisti Liberi di Salonicco ha in programma diverse gare in Grecia.
1) Giugno: Lindos (Rodi)
2) Fine Agosto: Isola di Milos
3) Metà Settembre: Isola di Chalki
4) Fine settembre: Chalcidika
Appena avremo le date fissate, ve le comunicherò!
Grazie infinite per l’ ospitalità ed un cordiale saluto a tutti gli amici Italiani!
Prof. N.S.Trikilis M.D.
Un grosso saluto a Nikolas e Grazie per la sua disponibilità.

Una rara foto del mitico Haggi Statti poco prima di un tuffo in Skandalopetra.
A cura di Jimmy Muzzone
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Riccardo Andreoli: the blue water hunter

Ciao Riccardo,
Inizio col chiederti da quanti anni pratichi la pesca in apnea? come hai iniziato?
Non si chiedono queste cose alle persone di una certa età!!! 
Scherzi a parte, ho cominciato assai presto a metter la testa sott’acqua, come ho già raccontato altrove. A pescare davvero, nel senso di prender pesci con un fucile subacqueo, un po’ più di quarant’anni fa. E non ho mai smesso.
Ho cominciato nell’alto Adriatico, che forse non è il più invitante dei mari per un pescatore subacqueo, ma quello è ciò che avevo a disposizione, con un fucile a molla di cui conservo ancora ricordi a metà tra l’aurea reminiscenza del “buon tempo passato” e la costernazione dell’aggeggio terribile. Riempito di grasso puzzolente cigolava come tutte le anime dannate dei fantasmi di Venezia, e sputava un’asta rugginosa con un cinque punte in ferraccio, ché all’epoca altro non c’era, costantemente storto per gli impatti contro gli scogli. Me lo rubarono dei balordi che un anno entrarono in casa, per buttarlo poi certamente via. Altrimenti farebbe certamente bella mostra di sé nel reparto “fucili del passato” di cui ormai ha una imbarazzantemente ricca collezione.
Le prede, gli infiniti branchi di cefali maggiori e dorati che all’epoca sciamavano tra le alghe e gli scogli delle dighe foranee, luoghi deputati delle mie prime avventure.
Hai mai frequentato una scuola di apnea? Oggi la consiglieresti?
Scuola di apnea? A malapena quando ho cominciato si sapeva cosa volesse dire la parola!
Ricordo ancora quando, finalmente preso il coraggio a due mani, osai fermare uno dei pescatori subacquei, con la cintura zeppa di pesci. Vista di incredibile invidia e ai miei occhi certa dimostrazione di eccellenza… e mi senti consigliare i tappi auricolari, e me li mostrò, per risolvere il problema del “male alle orecchie” quando si scendeva più di qualche metro! E ricordo ancora che scoprii le meraviglie della compensazione in un libro o in un articolo. La memoria non è chiara dopo tanti lustri e me ne dispiace assai. Un’informazione quindi esclusivamente cartacea.
Oggi consiglierei senz’altro un corso di apnea a tutti coloro che intendono pescare sott’acqua. Il livello della preparazione, teorica e pratica, che si può raggiungere in questo modo è inarrivabile per chi pensasse di “cominciare da solo”. Per non parlare delle prestazioni!
Preferisci la pesca in mare oppure neglio oceani? Perchè?
Non è davvero questione di luogo quanto di prede.
Ci fossero, per assurdo, i marlin, o i vela oppure i wahoo eccetera in Mediterraneo sarei ben felice di pescare nel Mare Nostrum senza le lunghissime e complicate trasferte che l’oceano obbliga. Correzione, ci fossero ed avessero l’abbondanza che hanno in Oceano. Perché sono amaramente certissimo che, anche queste specie sarebbero andate da noi incontro allo stesso triste fato di pressoché estinzione dei tonni. O delle ricciole, per amara, passata, personale esperienza.
Ad enorme vantaggio dei viaggi oceanici devo però far pesare le persone che a fianco dell’oceano e d’oceano vivono. Nei miei viaggi ho potuto incontrare popolazioni appena sfiorate da quanto l’epoca moderna crede di dare per scontato, in cui le antiche tradizioni sono presenti e non discusse. In cui gli stessi pensieri, usanze e modi d’essere sono quelli del villaggio di secoli fa.

Hai un compagno di pesca?
Ho avuto compagni di pesca, carissimi amici e complici di mare e di pescate per anni ed anni. Pian piano si sono allontanati per i casi della vita e, negli ultimi anni, dall’obiettiva complicazione di viaggi lunghi, intricati e talora francamente costosi. Rimpiango certamente la presenza di qualcuno che mi guardi la nuca quando in qualche sperduta secca del Pacifico, ad ore di incerta barca dalla terraferma, mi immergo in solitario. Di più, ricordo con nostalgia la condivisione di tempi e avvenimenti che un compagno di pesca affiatato può dare.
Quale tecnica di pesca utilizzi?
Principalmente la pesca nel blu.
Attrezzature pesanti, calibrate per prede potenzialmente massimali, talora da inventare volta per volta. A volte passare ore ed ore non dico a non prendere un pesce ma letteralmente a non vedere altro che un po’ di plancton e molecole d’acqua in agitazione. Perché la corrente è sbagliata, perché sta arrivando una tempesta, ancora oltre l’orizzonte e i pesci sono sprofondati ben oltre le possibilità dei richiami di interessarli, perché la luna non è al punto giusto… i perché per NON prendere un pesce sono sempre infiniti. Ma talora arrivano pesci incredibili…
A quanti metri solitamente peschi?
Il meno possibile!
Nel blu, la lotta, e l’abilità, sta nel convincere il pesce a salire, a venire a vedere il pescatore, interessante oggetto d’attenzione, e non, in generale, a scendere negli infinti abissi a prenderselo. Certo alcune specie te le devi andare a conquistare ben giù. I tonni a denti di cane (Gymnosarda unicolor) nel Pacifico per esempio. Più fiato hai più è grande il tonno che puoi catturare. Sempre in generale, naturalmente. Oppure le ricciole falcate (Seriola rivoliana) in Atlantico. Specie che vivono profondissime, i pescatori di superficie le prendono col jigging ben oltre i cento metri, sott’acqua te le devi sudare a trenta e più metri, se hai fiato.
Quali sono le tue prede preferite?
Qualunque specie del blu che sia sportiva. E che magari io non abbia ancora presa. Certo che anche le specie più comuni, come il wahoo, oppure la lampuga o qualche specie di carangide, son proprio divertenti da pescare!

Il pesce piu’ grande che sei riuscito a pescare quale è? quanto pesava?
Se parliamo di pesi puri, qualche tonno rosso (Thunnus thynnus) preso nel Mediterraneo sui sessanta chili, la foto che apre l’articolo è appunto di uno di quelli, e un tonno pinne gialle (Thunnus albacares) preso in Atlantico, di poco sotto ai settanta chili. In Mediterraneo ho un personal best sulla ricciola (Seriola dumerili) di 42 kg e sul dentice (Dentex dentex) di 13.2 kg.
Ho tentato, davvero tentato seriamente, di più, accanitamente, di prendere ben altre prede ma il buon Poseidone non mi ha sorriso. Non ancora…
Hai il racconto di una cattura che ti è rimasta impressa? Ce la potresti raccontare?
Questa volta una non-cattura. La prima frenesia da cibo di un branco di squali.
Western Australia, lo sperduto Ningaloo Reef, 1200 km a nord di Perth per trovare gli Spanish mackerel (Scomberomorus commerson), uno Scombridae dalla mandibola pesante, parente dei tonni, che può raggiungere settanta corposi chili. Si pescava con amici australiani. La tecnica lì è quella del burley, una variante down-under della pasturazione. Si va in barriera, si pescano un po’ di carangidi corposi senza timore di nemmeno intaccare la strepitosa quantità di vita della barriera corallina, ci si sposta poi sulla caduta dove i predatori congregano. Lì si ancora la barca, si legano i carangidi a mazzo ad una catena a poppa e si procede a farli a pezzettoni. E i predatori in quell’orgia di pesce gratis arrivano, eccome. Prima di tutto gli squali. Compresi i tigre che da quelle parti sono abbondanti. Mescolati agli squali ogni tanto ecco anche gli Spanish.
Eccomi lì immerso, ad aspettare, quando arriva un brancotto di Spanish. Cauti, diffidenti, lenti. Un po’ di manfrina per farli arrivare a tiro, uno sguardo ai quattro – cinque squali in vista sotto le pinne, il che vuol dire almeno il doppio appena oltre il limite di visibilità, sparo. Preso ma per l’Australia non bene, non fulminato. Il che vuol dire immediatamente, lo so, litigio coi selacei. Lo Spanish scappa, scende. Tre squali salgono. L’asta in corpo limita le possibilità di fuga, i predoni gli sono addosso. Io recupero furiosamente, lo Spanish è bello, non voglio farmelo fregare. Squali e Spanish, tutti convergono quattro metri sotto le mie pinne. Io recupero ancora, il pesce è intatto, forse forse ce la faccio. Ahimè no, il primo squalo, il più vicino e più grosso anticipa una curva, riesce a mettere i denti addosso allo Spanish, scrolla il testone, si dibatte, lo sbrana, porta via metà del dorso lasciandosi dietro una rovina pressoché immobile da cui il sangue esce a fiotti.
Il finimondo. Gli squali, che improvvisamente realizzo essersi moltiplicati tanto da averne due metri sotto le pinne una decina e più, impazziscono. Pallottole grigie che si fiondano sulla preda immobilizzata, a sbranare, a mangiare prima che altri mangino. I primi cioè, quelli abbastanza vicini o prepotenti da arrivare al pesce. Gli altri nuotano a velocità d’attacco contro qualunque cosa possa sembrare anche lontanamente commestibile. In questa categoria di colpo, e quella prima volta è stata una sensazione forte, ricade anche il subacqueo, ormai lì, vicinissimo. E disarmato perché l’asta è persa da qualche parte dentro a quella nuvola di sangue e alla sfera di corpi frementi e bocche dentate. A sbatter via a puntate del fucile ridotto a bastone squali che arrivano quasi contro. Ho in mente flash staccati, chiarissimi, di forme a siluro, la bocca spalancata, che si precipitano da sotto, da dietro, da destra quasi in superficie, la dorsale a schiumare.
In pochi, lunghissimi istanti, tutto è finito. Perfino il non eccelso cervello degli squali presto realizza che la festa è conclusa, che da mangiare non v’è più nulla, il pesce, venti e passa chili, evaporati in forse quaranta secondi.

Programmi futuri?
Poffarbacco! Prendere quei mostri che sto inseguendo da ANNI!
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Grazie mille per la tua disponibilita’ Riccardo!
Vi consigliamo di fare un salto sul sito web di Riccardo, www.xiphias.it, ricco di racconti bellissimi.
A cura di Jimmy Muzzone
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La giovane promessa dell’apnea: Alessia Zecchini

Profilo
Nata a: Roma il 30/06/1992
Altezza: 1,73 mt
Peso: 48 kg
Capacita’ polmonare: oltre i 4 lt
Ciao Alessia
Sei una giovane apneista; è un piacere poterti intervistare:
Per prima cosa vogliamo sapere a quanti anni hai iniziato a fare apnea?
Ho iniziato a fare apnea all’eta’ di 12 anni, dopo una decina di anni di nuoto in cui, facendo i diversi brevetti, ho iniziato ad appassionarmi alla rana sub e all’apnea in generale. Oltretutto vedendo mio padre l’estate pescare e stare ore e ore in acqua, la voglia d’immergermi e pescare più di lui cresceva sempre di più… così, a novembre del 2004 ho fatto il mio primo corso di apnea FIPSAS.
Quante ore ti alleni?
Prima dell’estate mi allenavo 4 ore in piscina in cui facevo sia apnea che nuoto pinnato e gli altri giorni andavo in palestra mentre, da settembre vorrei aumentare le ore di apnea e nuoto dato che mi avvicino sempre di più all’essere maggiorenne!
Partecipi a gare di apnea esatto? Cosa ne pensi dei limiti imposti ai minori di 18 anni?
Si, ho partecipato a qualche gara e sono sempre riuscita ad arrivare prima, ma potendo fare solamente 50 mt non è che mi diverta molto! Infatti fino a che non compirò 18 anni (per fortuna mancano solo 10 mesi!) posso fare solamente gare distanza-tempo sui 50 mt, in cui si deve centrare il tempo dichiarato.

Compiuti i 18 anni quali sono i tuoi programmi?
Appena compiuti questi ambitissimi 18 anni vorrei immediatamente (magari anche uno o due mesi prima) iniziare la “scalata” composta da 75 mt e 100 mt per poi, spero, entrare in elite… e poi si vedrà!
Quali sono i tuoi risultati nelle varie discipline?
In apnea statica sono riuscita a trattenere il respiro per 6 minuti; in apnea dinamica ho percorso 135 mt e in assetto costante sono scesa a -45 mt, entrambi con la monopinna, più di un anno fa. Metre poco tempo fà, nella manifestazione della Skandalopetra sono scesa a -52,4 mt ma, non ho mai provato a fare tuffi in variabile, anche se mi piacerebbe molto e spero di poterci provare ad ottobre nella manifestazione che si terrà nel Lago di Garda con il campione Gianluca Genoni.
Sei stata in Grecia per partecipare alla Skandalopetra grazie al dott. Nikolas Trikilis, hai avuto la fortuna di tuffarti insieme al campione del Mondo Herbert Nitsch… cosa ne pensi di questa manifestazione? Sensazioni?
E’ stata un’esperienza che non dimenticherò mai! La Skandalopetra è una disciplina fantastica in cui si è veramente a contatto con il mare e con la natura, perchè non si indossano mute, maschere o altro… solo uno stringinaso ed un costume. Ciò mi ha permesso di immedesimarmi con i vari raccoglitori di spugne del passato, come il mitico Haggi Statti!
Sono bastati tre giorni per farmi innamorare di questa disciplina e riuscire a scendere in tutta tranquillità a quote che, per ora, non credevo di raggiungere. Tuffarmi con il grande Herbert Nitsch è stato altrettanto entusiasmante e, anche questo, fino a quel momento non l’avrei mai immaginato! Avere accanto un campione come lui, poter vedere la sua preparazione, assistere al suo record… è stato meraviglioso!

Pratichi la pesca in apnea? A che livello?
Si pratico la pesca e, tempo fà, ho anche partecipato a qualche garetta sociale però, non sono un granchè! Ho avuto il mio primo fucile molto tempo fà… un piccolo pneumatico a cui sono veramente affezionata! Ora ho qualcosa di meglio ma, ogni tanto pesco belle prede, ogni tanto un pò meno…ma mi diverto e per me è questo l’importante!
Progetti futuri?
Non so che lavoro farò da grande! Per ora penso a finire il liceo scientifico che frequento e, in teoria, mancano due anni, poi… si vedrà! L’unica cosa che sono certa di fare è continuare ad allenarmi, perchè l’apnea per me è qualcosa di meraviglioso ed indispensabile.
Grazie molte a te e tuo padre che ci ha permesso di poterti fare questa intervista.
Alla prossima e in bocca al lupo!
A cura di Jimmy Muzzone
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Intervista a Gianluca Genoni
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PROFILO:
Nato a Galliate il 05/07/1968
Altezza 1,92 mt
Peso 88 kg
Capacità polmonare: oltre 9 litri
Gianluca Genoni conquista il suo primo record mondiale nel 1996, raggiungendo la quota di -106 metri in assetto variabile regolamentato. L’anno successivo, batte il suo stesso primato toccando -120 metri. Il 2 e 3 ottobre 1998 il campione firma a Porto Ottiolu un doppio record mondiale di discesa in apnea: -121 metri in assetto variabile regolamentato e – 135 metri in assetto variabile assoluto. L’avvenimento gli conferì l’appellativo di “uomo più profondo del mondo”; mai nessuno aveva osato tentare due record a così breve distanza di tempo.
Dal 1996 ad oggi Genoni ha stabilito 14 record del mondo, l’ultimo, il 5 Ottobre 2006, raggiungendo – 141 metri in assetto variabile regolamentato. Nel 2008, record di apnea statica con 18 minuti e tre secondi.
Grazie Gianluca per esserti prestato a questa intervista:
Da diversi anni sei direttore didattico per la scuola di apnea PSS, a tuo parere sono aumentiti gli iscritti ai corsi rispetto gli anni passati?
Rispetto a quando ho iniziato io a fare apnea, circa 20 anni fa, gli iscritti ai corsi di apnea hanno avuto un aumento esponenziale, che oggi sembra stabilizzarsi.

A quali persone oggi consiglieresti un corso d’apnea?
Un corso di apnea è consigliabile a tutti coloro che amano il mare: all’apneista puro o al pescatore che vuole migliorare le proprie prestazioni, al subacqueo che vuole aumentare la propria acquaticità, alla persona comune che vuole imparare a rilassarsi e nello stesso tempo fare un po’ di allenamento fisico.
Ti piace navigare su internet?
Non navigo quasi mai su internet, lo utilizzo solo per lavoro.
Sei iscritto su Facebook? Cosa ne pensi?
Sono iscritto a Facebook, penso che sia uno strumento per conoscere “virtualmente” un sacco di persone, ogni giorno ricevo molte richieste di amicizia soprattutto di sportivi, subacquei, pescatori.
Cosa ti piace leggere?
Quotidiani e durante le vacanze mi piace leggere libri di avventura.
Ascolti musica prima di immergerti?
Quando mi alleno e devo fare tuffi particolarmente impegnativi ascolto musica per estranearmi, rilassarmi e trovare la giusta concentrazione. Quasi sempre ascolto le canzoni di Vasco Rossi.
Come si possono prevenire, a tuo avviso, i numerosi incidenti che si verificano ogni anno in mare soprattutto durante la stagione estiva?
Speriamo che gli incidenti non siano così numerosi. Per prevenirli bisogna per prima cosa andare in acqua sempre in coppia con una boa segna sub e soprattutto sapere a cosa si va in contro se si esagera con le prestazioni in apnea. Diciamo che frequentando un buon corso si inizia nel migliore dei modi.
Molti apneisti sono soggetti ad avere problemi nella compensazione, puoi dare qualche consiglio?
Uno dei limiti alla discesa in apnea è proprio la compensazione, che è molto soggettiva e dipende da quanto si è predisposti. Andare in acqua di frequente, affinare la tecnica e restare calmi e tranquilli in profondità aiutano molto.
Frequentare un corso di Yoga puo’essere d’aiuto per un apneista?
Il rilassamento mentale e la giusta respirazione sono parte dell’apnea, ma prima di capire l’importanza di queste tecniche bisogna affinare la tecnica ed essere allenati fisicamente.
Gli allenamenti per un record oggi, sono gli stessi di quelli di una volta?
Più o meno si, anche se le profondità sono cambiate enormemente e quindi la preparazine e l’assistenza diventa più complicata.
Ti hanno fatto spesso la domanda se peschi in apnea e la tua risposta se non ricordo male è la seguente: “non ho mai impugnato un fucile subacqueo”; secondo il tuo parere sarebbe utile per un pescatore subacqueo frequentare un corso di apnea? Se si perchè?
Non è proprio così; tanti anni fa mi spedivano sott’acqua con il fucile a fare aspetti ai dentici a grande profondità, non avendo mai preso niente e facendo una fatica boia ho deciso che non era la mia specialità. Frequentare un corso serve per imparare le tecniche di discesa, capire quelli che sono i pericoli, allenarsi in piscina nella stagione fredda.
Un ultima domanda, hai in programma qualche novità sempre legata alla tua attività? record, manifestazioni o altro?
Ho smesso con i record dopo i -141m in assetto variabile del 2006 a Sharm. Adesso mi alleno, faccio prove con il Dan, esibizioni un po’ ovunque per gli sponsor. Manifestazioni e corsi ne ho in programma molti, un po’ ovunque.

www.genoni.com
Grazie ancora per la tua collaborazione.
A cura di Jimmy Muzzone
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Apnea e tatuaggi: Tommaso Buglioni

Ciao Tommaso e grazie per esserti prestato a rispondere alla nostre domande; so che sei un bravo tatuatore e allo stesso tempo hai la passione per l’apnea… è corretto?
Corretto… sono un tatuatore professionista da molti anni e appassionato del mare da sempre, l’acqua mi ha sempre attratto: i miei avevano una villa al mare vicino senigallia ed erano appassionati di pesca, io ho ereditato tali passioni, da piccolo ero sempre sott’acqua, con la fiocina e poi con il mio primo fuciletto subacqueo a molla.
Da quanto tempo fai il tatuatore e da quanto ti sei dedicato all’apnea?
Sono un artista del tatuaggio da oltre trent’anni, professionalmente dal 1982. Ho aperto il mio primo studio nel 1988 davanti al porto di Ancona, in Italia c’erano solo due studi, ora ce ne sono migliaia…
Frequentando CapoVerde, sei anni fa ho conosciuto e iniziato a pescare nel blu con Alexander Sarasitis ,amico di Herbert Nitsch, grazie a lui mi sono avvicinato all’apnea come disciplina; faccio agonismo da tre anni ed ora sono nella elite nazionale… una meraviglia.
Pensi che il tuo lavoro ha in qualche modo qualcosa a che fare con l’apnea?
L’arte prende ispirazione da tutto, l’apnea grazie al tipo di allenamento mentale mi ha cambiato, di conseguenza anche il mio stile, mi sento migliorato e molto… anche se io sono uno che non si ferma mai, sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo nel mio stile e sopprattutto ho ancora tanta voglia di crescere per soddisfare sempre di piu’ i miei clienti.

Sappiamo che sono in corso i mondiali di nuoto a Roma, Tanya Cagnotto ha conquistato il secondo posto con un argento ed è stata tatuata da te… Secondo il tuo parere da professionista un tatuaggio a contatto con il cloro puo’ causare dei problemi? Perchè?
Il cloro è deleterio per tutti i colori, figuriamoci per la pelle fresca di tatuaggio. Ci sono delle accortezze da seguire, basta almeno una settimana/dieci giorni per curare bene il tattoo, con le pomate piu’ idonee e anche l’ausilio di protettori solari, quindi non è un dramma, basta non immergersi nell’acqua clorata per appena una settimana.
Un tatuaggio soggetto a molte ore di piscina puo’ dare dei problemi a livello di colori? Si potrebbero sbiadire? puoi darci qualche consiglio?
Io tutti i giorni mi butto in acqua, sia per una semplice nuotatina, sia per un allenamento intensivo, i miei tattoo sono perfetti, perchè siano tali si deve andare da bravi tatuatori.
L’uso della muta per molte ore dà problemi ai tatuaggi? Perdono un pò di colore? Si possono riscontrare arrossamenti o pruriti?
No, stessa cosa per la domanda precedente, le mute ora sono morbide, molta gente ha pelle delicata e le mute di nuova generazione sono rispettose anche delle pelli piu’ sensibili, con o senza tattoo.
Da quanti anni pratichi l’apnea?
Agonisticamente da tre anni, direi in maniera seria da un anno e mezzo… per pescare o semplicemente per il gusto di stare in apnea, da sempre…
Sei anche un pescatore in apnea?
Si, pesco prevalentemente a CapoVerde e soprattutto nel blu: tonni, wahoo, dorados e ricciole grandiose… sono un fanatico ammiratore di Riccardo Andreoli, mio amico e compagno di pesca nel blu qua a CapoVerde.
Pero’ sono anche un animalista convinto, sparo solo a cio’ che posso mangiare o far mangiare, per il resto ammiro le bellezze della natura sempre piu’ offesa dagli innumerevoli bracconieri… dio quanto li odio…

So che partecipi a gare di apnea, quali sono le sensazioni piu’ belle durante una gara?
L’apnea mi regala delle gioie immense, sensazioni uniche e soddisfazioni incredibili, sono rinato da quando gareggio, io sono un agonista ed oltre allo stato di benessere che mi dà l’apnea unisco anche la grinta, la voglia di migliorare che ho sempre viva con me.
Non mi spaventa il dolore della fame d’aria, vengo dalla boxe, uno sport duro che in sessanta matches, mi ha insegnato tanto.
Sei da non molto tornato dalla Grecia per la Skandolapetra, è stata una bella esperienza? La ripeteresti?
Certo che si, un’altra emozione fortissima, molto personale, molto intima che mi ha dato ulteriori stimoli, la Skandalopetra ti fa sentire primitivo, primordiale, sara’ il fascino della pietra… e poi essere li in acqua a fianco di amici come Herberth Nitsch…
Nikolas Trikilis poi e’ eccezionale, sono gia’ prenotato per il prossimo anno…
Aggiungo, se ci sono apneisti che vogliono tatuarsi, per me sara’ gioia immensa creare disegni a tema apneistico o subacqueo e scambiare opinioni ed emozioni.
Sul mio sito web è possibile visionare i miei lavori: www.tomtattoo.com
A cura di Jimmy Muzzone
www.ilovepescasub.com
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