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Michele Tomasi: apnea mon amour

Ciao Michele, ci parli un pò di te e di come ti sei avvicinato all’apnea?
Io sono nato in riva ad un lago, il lago di Caldonazzo, in Trentino.
Lì è nata la mia passione per l’acqua. In estate fin da piccolo ero sempre in acqua e pur non sapendo nuotare in superficie sott’acqua nuotavo benissimo, la cosa che mi piaceva di più era sempre immergermi. Il mondo subacqueo mi ha stregato fin da subito.
Verso i sei anni per alcuni anni con la mia famiglia in settembre andavamo in Calabria a Cirò Marina e li ho iniziato a scoprire il mare ed i suoi fondali andando a caccia di polipi con la mia fiocina. Continuai a pescare finché un giorno un piccolo sarago volle suicidarsi sulla mia fiocina in legno a cinque punte.

Appena compiuto 16 anni feci il primo grado di bombole a 18 feci il secondo grado poi divenni aiuto istruttore, istruttorie di primo grado e poi di secondo grado, lavorando per tre volte alle Maldive come istruttore sub per qualche mese in inverno. In questi anni tralasciai un pò l’apnea anche se non del tutto perché tutti gli esercizi di acquaticità dei corsi Fipsas non erano altro che apnea.
Poi un giorno andai in piscina e trovai Jiosef Porrino mio ex allievo di bombole che era diventato istruttore di apnea. La prima sera mi fece fare un pò di respirazione e rilassamento dopodichè riuscii a fare subito il mio massimale di apnea statica e nel giro di un mese arrivai a superare tranquillamente i 5 minuti. Quell’anno iniziai anche a scendere al lago ma con scarsi risultati. L’anno dopo mi venne la voglia di fare qualche gara ma dovetti aspettare fino al 2002. Quell’anno all’eudi io e Simone Graffer chiedemmo allo stand della federazione informazioni sulle gare. Li conoscemmo Flavio Migali che ci disse che quell’anno ci sarebbero state alcune gare e ci chiese di organizzarne una noi.
Noi non avevamo neanche visto una gara di apnea ma ci rassicurò che prima ci sarebbero state altre gare, che poi non vennero organizzate. A quel punta da bravi trentini con il nostro club le Rane Nere Sub Trento studiammo alla perfezione il regolamento federale e con l’aiuto di Migali organizzammo la prima selettiva della storia della federazione. Gara cui partecipò la nazionale femminile capitanata da Andrea Badiello che ci fece i complimenti per l’organizzazione. Da allora non ho più smesso di fare agonismo.
Ci potresti elencare i tuoi record e raccontare il più bello secondo te?
Qui di seguito ti faccio l’elenco in ordine di data perchè mi risulta più facile.
Il più bello penso sia stato quello di 200mt fatto a Novara il 9 settembre 2007. Quell’estate mi era stato chiesto se a settembre avrei voluto fare un tentativo di record perchè dovevano inaugurare una nuova piscina, gli risposi di si. Però appagato dal titolo mondiale di bari una volta tornato a casa avevo perso le motivazioni e non mi ero più allenato. A questo punto telefonai agli organizzatori dicendo che volevo rinunciare, ma loro mi dissero che era lo stesso se non riuscivo per loro l’ importante era fare il tentativo.
All’appuntamento ero andato senza nessuna speranza di farcela, comunque volevo fare una prestazione decente non potevo di certo uscire a 100mt. Inoltre visto che comunque non avevo niente da perdere cambiai una cosa nella respirazione in partenza. Quando sono partito ero rilassato i primi cento passarono facilmente poi arrivato ai 150 decisi di virare e andai avanti. Quando vidi il segno dei 175 iniziai a credere che potevo farcela poi mentre mi avvicinavo al bordo ho iniziato a sorridere. Appena uscito non riuscivo proprio a crederci, mi sembrava impossibile. Forse proprio per questo questo record è stato il più bello.
2004
Record Italiano apnea dinamica in vasca corta 153mt
2005
Record del Mondo in Jump Bleu 143.42
Record Italiano apnea dinamica vasca corta 160,50
2006
Record del mondo di apnea dinamica 169mt
Record del mondo di apnea dinamica 184,11mt
Record italiano di apnea dinamica in vasca corta 167,60mt
2007
Record del mondo di apnea dinamica 191,09mt
Record Italiano di apnea dinamica 195,80mt
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 171,71mt
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 177,90mt
Record Italiano di apnea dinamica a rana in vasca da 50mt 110,90mt
Record del mondo di apnea dinamica 194,96mt
Record del mondo di apnea dinamica 200mt
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 180,24mt
2008
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 141mt
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 194.58mt
Record del mondo di apnea dinamica 209mt
Miglior prestazione italiana di dinamica lineare luglio Lago di Caldonazzo (TN)
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 144.10mt
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 200mt
2009
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 145.50mt
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 146,43mt
Record Italiano di apnea Lineare 6 settembre Lago di Caldonazo
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 160,90mt
2010
Record Italiano di apnea dinamica in vasca corta 208,60mt
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca corta 175mt
Record Italiano di apnea dinamica senza attrezzi (rana subacquea) in vasca lunga 164,34mt
Record Italiano di dinamica con bi pinne in vasca corta con 168,88mt
Record Italiano di apnea Lineare 4 luglio con 184,53
2011
Record Italiano di Rana in vasca corta 180.80

Sei un esperto nelle gare in apnea dinamica … perché proprio questa disciplina e non altre?
Perchè vivendo in Trentino e avendo un lavoro estivo riesco ad allenarmi soprattuto in piscina poi nelle gare CMAS fino ad ieri c’era solo il Jump Bleu e la dinamica, così mi sono concentrato sugli allenamenti per queste due discipline. La statica la alleno troppo poco infatti faccio molta fatica a fare dei massimali in statica.
Comunque la mia passione rimane l’assetto costante che cerco comunque di allenarlo con discreti risultati. Purtroppo negli ultimi anni non ci sono state più competizioni di costante in Italia, speriamo che la situazione cambi.
Come ti prepari prima di una gara?
Non uso ne il riscaldamento ne il rilassamento. Il tutto è nato casualmente in Tunisia durante i mondiali di Jump. Visto che non si poteva fare la gara di jump per via delle avverse condizioni meteo marine era stata organizzata una graretta tra atleti. Prima di allora io ero abituato a fare del training guidato con le cuffiette oltre che degli allungamenti. Quel giorno invece mentre stavo ancora parlando con degli amici mi diedero meno di tre minuti. Ho avuto solo il tempo di mettermi le due pinne fare qualche atto respiratorio prima di partire.
Quel giorno ho fatto il mio massimale, cosi ho continuato su quella strada. Adesso cerco di distrarmi fino all’ultimo e di non pensare alla gara poi entro in acqua mi rilasso per un minuto e parto, ho visto che per mè è il sistema migliore.
Sei un over 40 eppure molti giovani hanno difficoltà a starti dietro…
Penso che l’apnea sia l’unico sport al mondo in cui varie generazioni competono assieme a pari livello, e penso che sia proprio questo il fascino del nostro sport. Io ho iniziato a fare competizioni quando Umberto Pelizzari si è ritirato e siamo tutti e due del 65. Inoltre io ho due agonisti che ammiro, Luigino Ceppi e Stefano Tovaglieri che da over 50 continuano a mettere in riga tanti ragazzi, loro per me sono di stimolo e mi rendo conto che posso andare avanti ancora per qualche anno perlomeno fino a quando continuerò a divertirmi. Il 17 aprile di quest’anno alla gara di Schio io ho portato due esordienti del mio club uno del 1956 ed uno del 1983 quindi non è mai troppo tardi per cominciare.
Quante ore ti alleni al giorno?
Al giorno? Alla settimana, mi alleno di media 4-5 ore da metà febbraio fino a metà giugno poi l’estate lo dedico al costante che purtroppo faccio poco e riprendo in piscina in ottobre fino a fine novembre. Questo è tutto. Non faccio palestra o nuoto in superfice ne altri sport di preparazione.
Hai accumulato moltissima esperienza nell’apnea dinamica, puoi dare qualche consiglio ai lettori? Per esempio qual è l’allenamento che consiglieresti ad una persona che vuole migliorare la sua apnea dinamica?
Io di massima divido gli allenamenti in tre tipi le dinamiche lente da 3 a 5 circa un minuto sui 25mt che cerco di portare sempre vicino al limite concentrandomi sul rilassare le contrazioni. La dinamica con monopinna cercando di fare massimai o sub massimali da 2 a 5 in un a serata. La rana cercando di fare massimai o sub massimali da 2 a 5 in un a serata. Tutti e tre gli esercizi con recuperi di dieci quindi ci minuti tra una prova e l’altra.
Sono allenamenti di qualità e non di quantità ma sono molto duri soprattutto dal punto di vista psicologico. Spesso butto via degli allenamenti perchè volendo fare un massimale non riesco neanche a girare i 75mt. Ma so che non importa l’importante non abbattersi.
Quale tipo di allenamento utilizzi per la preparazione ad una gara?
Gli stessi che ho descritto sopra cercando di fare un bel massimale o sub massimale qualche giorno prima della gara. Non aumento gli allenamenti ma sicuramente in quelli che faccio trovo più motivazione.
Utilizzi yoga o tecniche di respirazione?
No, ne yoga ne tecniche di respirazione.
Quando fai l’ultimo respiro prima di immergerti quali sono i tuoi pensieri?
Cerco di estraniarmi dal contesto e di rilassarmi, poi quando parto mi concentro sulle pause sullo scivolamento e cerco di mantenere le contrazioni tranquille, poi nella parte finale cerco di riattivare al massimo la mia attenzione per percepire bene il segnale di uscita.
Peschi in apnea?
No non pesco in apnea l’unica cosa che ho pescato due anni fa alle Bahamas è stata una bella aragosta che abbiamo cucinato.

Nel tuo ultimo tentativo di record ci sono stati dei problemi… ce ne puoi parlare?
Penso ti riferisci al tentativo di record in assetto costante previsto per il 4 settembre e poi rimandato a novembre. In agosto gli allenamenti di avvicinamento al record andavano bene fino al giovedì prima del tentativo. Quel giorno ero andato al Garda ad allenarmi con Giuliano Marchi. Nel primo tuffo di riscaldamento a 15mt ho sentito uno strano rumore dietro l’orecchio, si non nell’orecchio ma dietro.
Al secondo tuffo arrivato a 10mt ho iniziato a sentire un fortissimo dolore dietro la nuca sulla parte sinistra. Ho riprovato ancora e alla fine non riuscivo ad andare sotto i 3mt. Ho avvisato tutti che avrei fatto un tentativo sabato mattina e se non riuscivo a scendere avrei annullato tutto e così è stato. Si era ipotizzato una sinusite sfenoidale ma dopo vari esami non è stato trovato niente probabilmente non era una sinusite ma comunque un blocco dello sfenoide.
Poi in ottobre sono andato in Mar rosso e per fortuna il problema non si è ripresentato, li sono riuscito senza problemi a fare il mio massimale scendendo fino ad 84mt in costante.
Poi tornato a casa forse per l’aria condizionata dell’aereo mi sono raffreddato e così anche nel tentativo che avevo spostato per i primi di novembre ho avuto problemi di compensazione ma li si è trattato solo delle tube congestionate.
Programmi per il futuro? Magari qualche record?
A parte le gare in piscina i vari campionati italiani e i mondiali di quest’anno a Tenerife, quello che mi piacerebbe fare sarebbe di tentare il record mondiale CMAS in acque dolci sia in costante che a rana al lago di Garda per fine settembre, visto l’impegno a fine agosto ai mondiali di Tenerife. Non è facile però, per fare un record mondiale CMAS l’organizzazione non è ne semplice ed è molto costosa.
Se riuscirò a trovare degli sponsor che mi coprano le spese ci proverò. Comunque mi allenerò lo stesso per aumentare le mie quote, perchè il costante è la disciplina che mi piace di più nell’apnea.
Ti ringrazio! alla prossima!
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | Un record dopo l’altro: Ilaria Bonin
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Un record dopo l’altro: Ilaria Bonin

Ciao Ilaria, sei diventata in poco tempo un’avversaria scomoda per molti atleti conquistando diversi record.
Chi è Ilaria? Parlaci un pò di te e di come hai iniziato ad avvicinarti al mondo dell’apnea e perché.
Ilaria, già il nome dice molto di me. I miei genitori hanno scelto di chiamarmi così proprio per il significato di gioia e felicità e credo che nessun altro nome sarebbe più adatto! Ho 27 anni, amo le cose semplici e penso che il bicchiere sia sempre mezzo pieno.
Ho sempre amato l’acqua, ma il mare è sempre stato un mio grosso limite. Ci andavo tutte le estati con la famiglia e passavo le ore a pescare conchiglie e sassolini in qualche metro d’acqua, ma per spingermi un pò oltre ho sempre avuto bisogno della compagnia e della sicurezza di mio papà. Nell’estate 2007, durante la pausa estiva degli allenamenti della pallanuoto, ho deciso di frequentare un corso di apnea, un Discovery per l’esattezza, con Pianeta acqua, la scuola di Gaspare Battaglia.
L’approccio è stato meraviglioso, soprattutto con le lezioni di rilassamento e respirazione, così a settembre ho iniziato il primo livello e negli anni successivi ho seguito gli altri. Credo che la scoperta dell’apnea sia arrivata nel momento giusto, un periodo in cui ero molto stanca dell’agonismo e dell’impegno pallanuotistico e volevo riflettere su me stessa e sul come proseguire l’anno successivo. L’apnea è riuscita a unire il mio amore per l’acqua, per l’agonismo e la voglia di superare il timore del mare.

Da quanto tempo pratichi l’apnea?
Ho iniziato nell’estate 2007, nel 2008 ho frequentato il corso di Umberto Pelizzari e poi negli anni successivi ho seguito gli altri fino al novembre 2010 quando sono diventata istruttore AA. Nell’aprile 2009, dopo aver visto Gaspare in gara a Varedo, ho deciso di provare anche la via dell’agonismo, ma non avevo grandi mire, per me era un modo per avere la motivazione nell’allenamento e per misurami con me stessa.
Prima che iniziassi a praticare l’apnea, qual’era il tuo sport?
Ho giocato a pallanuoto per 15 anni, prima a Busto, poi a Milano, poi di nuovo a Busto. Proprio grazie alla pallanuoto sono venuta a conoscenza dell’apnea: giocavo infatti in squadra con Stefania, sorella di Umberto, e quando d’estate ci allenavamo in piscina scoperta spesso capitava di fare gli schemi o i tiri in porta con un ombra nera che passava avanti e indietro sotto di noi: era Umberto che si allenava!
Ci elenchi i tuoi record? Quale secondo te è stato il più bello?
Ad oggi, siamo a quota 5 record italiani:
-125 metri DNF a Saronno, 1 maggio 2010
-141 metri DNF, Asti, 9 maggio 2010
-5’55” STA, Asti, 9 maggio 2010
-119 metri DNF (in vasca lunga), Torino, 19 marzo 2011
-186,75 metri DYN, Torino, 20 marzo 2011
Il più bello è stato sicuramente l’ultimo, 186 metri e qualche centimetro con la monopinna… Se i record di rana sono arrivati in modo quasi “facile” grazie al mio passato pallanuotistico, questo record è stato invece sudato e preparato. Il movimento a delfino non era certo il mio forte e non lo è ancora, ma ho lavorato con impegno, costanza e sacrificio e il risultato è arrivato. Alla gara sono arrivata decisamente preparata e in gran forma, mentale e fisica, sopratutto grazie al mio allenatore Mike Maric, al mio preparatore atletico Luca Marazzina e ad Alessandro Vergendo, che mi ha seguito per la parte mentale.

Ero determinata e convinta sapevo di aver lavorato bene e di poter raggiungere quella misura. In acqua mentre respiravo prima di partire, sapevo di avere tutti i miei amici vicino: ogni volta, ad ogni gara, raccolgo i loro sorrisi, i momenti più belli vissuti con ciascuno di loro e li porto con me, li sotto. Nell’ultimo minuto alle energie di coloro che mi vogliono bene ho aggiunto la mia determinazione, poi ho preso aria e sotto: tutto si calma, tutto si smorza, resto solo io, piena di energia e calore. Durante la prima vasca ho cercato il massimo rilassamento, morbida e fluida, tutto era liscio e pieno di luce; virati i 50 ho cambiato leggermente il ritmo, un pizzico in più di forza nelle pinneggiate, sempre con la carezza dell’acqua che mi accompagnava.
Ai 100 mezzo secondo di incertezza, nella mia testa una voce: “Le gambe sono già pesanti!” e subito l’altra: “Non importa, una pinneggiata alla volta, stai serena”. Dopo questo mini dialogo con me stessa, è come se avessi disattivato le sensazioni fisiche, da quel momento in poi ero solo testa. Conoscevo il mio obiettivo, volevo solo andare a prenderlo! Girati i 150 la vigilanza è cresciuta, ma sapevo di poter arrivare dove mi ero preposta, era solo questione di un pò di pinneggiate e qualche decina di secondi. La cintura che segnava le metà vasca è arrivata velocissimamente, la linea nera dei 185 poco dopo. “Ecco, sei arrivata, un sorriso e puoi uscire”, ho lasciato il testimone, con la mano sono andata a cercare la corsia per appoggiarmi, e mentre i giudici contavano io già sorridevo, non avevo alcun dubbio! Protocollo completato, tutta la piscina è in silenzio… dopo 15” arriva la bandierina bianca: è medaglia d’oro e record!
Quante ore ti alleni al giorno? Che tipo di allenamento segui?
L’allenamento occupa una media di 2,5-3 ore al giorno.
La base è sempre il nuoto, amo nuotare, mi rilassa, mi scioglie e mi fa anche fare fiato, cosa voglio di più? 2 volte a settimana vado in palestra, dove Luca mi prepara con lavori specifici e studiati. Statica una volta a settimana e poi non possono mancare due sedute di dinamica. L’allenamento fisico però non sarebbe così efficace se non fosse supportato da quello mentale: 2 o 3 volte a settimana eseguo degli esercizi specifici per la concentrazione, la visualizzazione e il rilassamento.

Pratichi lo yoga e gli esercizi di respirazione?
Mi piacerebbe molto praticare Yoga costantemente, ma purtroppo per ora il mio diario giornaliero non me lo consente. Tuttavia pratico tutti i giorni degli esercizi di respirazione che mi hanno dato grandissimo beneficio.
In piscina (dinamica e statica) sei forte… pensi di partecipare anche a gare in assetto costante in futuro?
Da quando ero bambina sentivo parlare di Umberto e dei suoi record e questo ha creato in me un binomio inscindibile tra apnea e mare. Credo che l’apnea, quella vera, si faccia li, nel blu. Mio grande sogno è quello di imparare a scendere bene in assetto costante, con e senza pinne. In mare però ho ancora pochissima esperienza e per allenare la profondità bisogna avere la possibilità di poter stare almeno per qualche mese vicino al mare e ora non mi è possibile.
Noi ci siamo conosciuti durante una gara PSS, ricordo che in fase di preparazione alla gara ti sei estraniata da tutti e tutto…
Si hai ragione. Fino a che non decido che è ora di preparami rido, scherzo, mi distraggo, chiacchiero e cerco di stare fuori dal campo gara. Quando però arriva il momento di prepararsi allora esisto solo io: tappetino, mp3 e un luogo tranquillo, ecco ciò che mi serve. Ascolto le mie canzoni, respiro, mi rilasso, calmo il cuore e la mente. Poi visualizzo la gara, quello che sto per andare a fare, quello che voglio fare, tutto nei minimi dettagli.
Finita questa fase di solito mancano una ventina di minuti alla prestazione, allora mi alzo e mi attivo, pur restando molto concentrata. Preparo ciò che mi serve e mantenendo un minimo contatto con la realtà mi avvicino al campo gara. In quei momenti sono quasi assente, rispondo solo a voci che conosco e che ho registrato come importanti, tutto il resto può aspettare.

Oltre all’apnea ti stai appassionando anche alla pesca in apnea, ci racconti?
La pesca mi incuriosisce! Credo sia il modo più antico e bello di vivere il mare. Scendere nel blu, acquattarsi tra le alghe o tra le rocce e attendere… piano piano, come in un film, i pesci iniziano ad apparire e tutto si anima e prende vita. A volte, quando sono li in attesa, mi sembra di non trattenere il fiato ma di vedere tutto dal vetro di un acquario, un meraviglioso acquario di cui faccio parte anche io.
Questa mia descrizione dice molto del livello cui sono arrivata: sostanzialmente porto il fucile a fare il bagno, perché poi, meravigliata e incuriosita da quel che vedo, spesso mi dimentico di averlo e di utilizzarlo!

Quali sono state le tue prime prede?
Un paio di polpi sfortunati e tontoloni! Io adoro i polpi e questo mi spinge ad andare a pesca in punti in cui so di poterli trovare.
Durante la pesca ti piace pescare alle stesse quote che usi per l’assetto costante in apnea, oppure preferisci cambiare completamente il modo di fare apnea?
Mi piace pensare la pesca come un momento di relax e divertimento, per cui raggiungo quote molto al di sotto del mio massimale, proprio per il semplice piacere di osservare il mare da un altro punto di vista. Quando vado a pesca mi godo le ore senza pensieri e senza stress, semplicemente inseguendo ciò che stuzzica la mia attenzione.

Hai programmi per il futuro? Dei Record?
Programmi ne ho di sicuro, se no cosa mi alleno a fare? L’obiettivo di quest’anno per me è la nazionale, e di conseguenza i campionati del mondo CMAS a fine agosto.
Ti ringrazio per aver rilasciato a noi la tua prima intervista sul web
Jimmy Muzzone
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 | | Patrick Musimu: oltre il limite
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Patrick Musimu: oltre il limite

Abbiamo intervistato uno dei più forti apneisti al mondo, il recordman Patrick Musimu, che ci ha anche anticipato il suo prossimo record no-limits, oltre i 200 metri.
Prima di tutto, potresti parlarci un pò di te e di come sei entrato nel mondo del’apnea?
Il mare non faceva parte della mia vita all’inizio. Ho imparato a nuotare guardando gli altri. La cosa più vicina al controllo della respirazione di cui ho ricordo sono le sfide con gli amici a chi tratteneva il respiro più a lungo, quando avevo undici anni e vivevo a Kinshasa. Io riuscivo a restare in apnea per due minuti prima di avere le vertigini.
Ho praticato diversi sport e attività. Una volta durante un incontro di boxe ho ricevuto un bel pugno sul naso che mi ha deviato il setto nasale. Questo incidente, apparentemente lieve, ha avuto conseguenze inaspettate. All’età di 27 anni, dopo aver lasciato Bruxelles con la mia partner per diventare istruttore di immersioni a Bonaire (Caraibi olandesi), ho realizzato che avrei avuto bisogno di un intervento chirurgico per poter fare bene il mio lavoro.
Quindi nel 1999, di ritorno a Bruxelles, aspettando che mi operassero, ho scoperto l’apnea leggendo una rivista. Questa rivelazione divenne presto una passione travolgente. La filosofia contenuta in questa disciplina coincideva perfettamente con quella contenuta nelle arti marziali: “un bisogno continuo di andare oltre i propri limiti fisici e mentali”.

Oggi, chiunque utilizza tecniche di respirazione e yoga per avvicinarsi all’apnea, anche tu ne fai uso?
Le tecniche di respirazione sono parte del mio vivere quotidiano ma non ho mai seguito alcun corso di yoga. L’apnea profonda è di fatto una forma di yoga per me. Certamente, ogni attività praticata con assiduità e perseveranza può portarti ad un maggior livello di consapevolezza, così anche la pittura o le arti marziali… e l’apnea naturalmente. Le appropriate tecniche di respirazione per me sono parte di un processo che conduce alla focalizzazione e al controllo del mio flusso di energia.
Faccio uso di tecniche di respirazione, rilassamento e sessioni di automeditazione che mi aiutano nella concentrazione e nell’equilibrio.

Spesso nel corso delle interviste, omettiamo di dire le cose più interessanti e utili, dunque volevamo chiederti quali sono nella fattispecie le tecniche di respirazione di cui fai uso prima dell’immersione?
Non c’è uno schema preciso. Penso che gli apneisti tendano ad imporsi con delle tecniche che hanno visto, imparato o copiato. La cosa importante è usare uno schema proprio. Agli inizi (prima ancora di immergermi per la prima volta) ho trascorso due mesi sperimentando ogni tipo di tecnica di respirazione (profonda, poco profonda, lenta, veloce…) e concentrandomi sulle sensazioni che provavo (pace, battito cardiaco accelerato, sedazione, calore…).
Confucio diceva: sento e dimentico, vedo e ricordo, faccio e capisco. Comprendere ciò che fai e perchè lo fai è la chiave per progredire.
Potresti spiegarcelo tecnicamente?
Penso che spiegarlo tecnicamente non aiuterebbe molto. Non esiste un singolo schema di respirazione, ma tanti quanti sono gli stati psicologici e fisiologici. Per esempio ciò che può essere una mia consuetudine durante l’apnea statica non lo è per l’apnea dinamica, che a sua volta è diversa dagli esercizi che precedono il No limits o le immersioni poco profonde.
Comprendo che chi ci legge possa volere dei punti di riferimento, quindi proverò a descrivere lo schema respiratorio che seguo prima di un’immersione No Limits:
tra l’ultima immersione di riscaldamento e l’ultima immersione profonda conto un lasso di tempo di 10-14 minuti di riposo. Respiro lentamente attraverso il naso fino a 2 minuti. Bisogna fare attenzione a continuare a respirare attraverso il naso durante questo lasso di tempo onde evitare un’inconsapevole iperventilazione. A meno 2 minuti modifico il mio schema respiratorio e comincio ad inalare profondamente (ma sempre lentamente) attraverso il naso ed esalare passivamente attraverso naso e bocca (uso la glottide per controllare l’espirazione). A meno 30 secondi faccio due tre respiri più profondi e veloci attraverso la bocca, associandoli ad un controllo attivo dell’espirazione attraverso la bocca.
Importante: il tempo impiegato in ogni fase respiratoria varierà a seconda dell’ambiente e seguirà i cambiamenti fisiologici che percepisco.

Leggo sul tuo sito che ti stai allenando per un nuovo record nella disciplina del no limits, ti va di parlarcene?
Progetto di esplorare nuovi confini umani sotto i 200 metri. La preparazione è divisa in due fasi. La prima è finita con una sessione di 139 metri a gennaio quest’anno. La seconda è in programma per i mesi a venire fino a 160/170 metri di profondità. L’evento dovrebbe aver luogo in Italia. Il mio partner SECTOR e io stiamo concordando l’organizzazione.
Che tipo di preparazione atletica porterai avanti per raggiungere il record?
La ricerca della perfezione mi spinge sempre a bilanciare il corpo con lo spirito.
A. Il corpo:
I 209,6 metri conquistati nel 2005 rappresentavano di certo un distacco di quasi 40 metri rispetto all’ultima esplorazione dell’uomo nell’universo conosciuto (un distacco non ancora colmato ad oggi). Nel 2004, mentre mi preparavo all’impresa, il mio allenamento era un saggio di ciò che avrebbe dovuto sopportare il mio organismo. Effettuavo quindi degli esercizi anaerobici brevi ma estremi che spingevano il mio organismo ai limiti e l’obbligavano ad adattarsi.
Oggi tutto è diverso. L’ignoto mi è stato rivelato. E il mio obiettivo è l’arte dell’apnea come filosofia di vita e salute fisica e spirituale. Il mio allenamento è volto a questo. Non è che dolcezza e piacere. A titolo informativo, un’attività aerobica di 20 minuti, e 2 sedute quotidiane di esercizi specifici di potenziamento muscolare costituiscono oggi l’essenziale della mia preparazione.
Attenzione però: frutto di anni di riflessione e di progressi, questa descrizione per sommi capi non rende la moltitudine di dettagli che accompagnano ciascuno dei miei movimenti, men che meno la logica che sta alla base di ogni sequenza di movimenti.
B. Lo Spirito:
Il lavoro mentale mi ha portato a sviluppare una tecnica che ho momentaneamente chiamato “Off-Thought Breathing (OTB)”. Questa si basa sulla respirazione come crocevìa delle emozioni, un apprendimento che ho sviluppato e integrato nel mondo del business e dell’impresa. La tecnica OTB consente, fra le altre cose, di vincere l’insonnia da stress cronico (causato da preoccupazioni professionali, personali ecc.) senza l’ausilio di medicine. M’impegnerò sicuramente a diffonderla su larga scala in futuro.
In seguito a questo tipo di ricerca, la mia evoluzione personale mi ha portato in maniera naturale a curare la psiche attraverso delle sedute di meditazione, sulla base di osservazioni personali, che oggi pratico quotidianamente prima di andare a dormire.

Recentemente hai parlato di una nuova tecnica che hai sviluppato, che è l’esatto opposto di ciò che tutti gli altri hanno fatto fin’ora, parlo degli ultimi respiri prima dell’immersione. Molti usano la tecnica della “carpa” per cercare di incamerare più aria possibile, ma tu hai trovato qualcosa di nuovo, se ho capito bene… potresti spiegarci di che si tratta?
Il concetto di prendere meno aria per l’immersione non è nuovo. Applicarlo a grandi profondità rappresenta un’innovazione e una sfida. Come la totalità degli apneisti nel mondo, anch’io avevo bisogno di sovrapressurizzare i polmoni per l’immersione profonda. Oggi riesco a scendere in profondità con i polmoni pieni più o meno al 45%. E penso che un giorno sarò in grado di raggiungere grandi profondità con solo il 30% di aria.
Per fare questo, due parametri dovevano essere ridefiniti:
1. Portare la tecnica Air Cavity Flooding (usata dal 2004) ad un nuovo livello;
2. Preparare il mio organismo a funzionare con ancora meno O2.
L’Air Cavity Flooding è una tecnica basata sull’acqua anzichè sull’aria.
Il principio: i liquidi sono incomprimibili, ciò significa che se le cavità nasali e auricolari sono piene di acqua, non si sottometteranno piu’ alla pressione.
Perchè incamerare meno aria? L’idea è quella di aiutare a preservare il sistema cardio-circolatorio e di emulare alcune specie di foche, le quali a stento riempiono i polmoni prima di immergersi a grandi profondità. Esistono diverse teorie a tal proposito: lo fanno per galleggiare? per ridurre il livello di azoto e i rischi di incidenti da decompressione?…
Recentemente hai battuto un record con Karoline Meyer, perchè hai deciso di cimentarti in un record in Tandem?
Considerando il mio stato mentale, era la cosa più logica da fare.
L’idea è nata all’inizio del 2009, quando mi trovavo in Francia per scendere i 60 metri con uno slittino su cui sedeva un apneista francese. Arrivato ai 60 mt di profondità ho dato una pacca sul petto al mio partner, sopraffatto dall’esperienza che stavamo condividendo laggiù. Da quel momento è cominciata la mia ricerca di un buon partner di tandem che mi permettesse di perpetrare quell’esperienza.
In questo tipo di immersione lo spirito di gruppo prevale. Non c’è un anello debole perchè entrambi gli atleti devono essere sincronizzati e aiutarsi a vicenda per raggiungere un obiettivo comune. Credo molto nel tandem per la tecnica del No Limits. Oggi non saprei neanche contare il numero di immersioni in tandem che ho avuto la possibilità di fare.
Il mio record con Karol ripercorre una pratica molto valorizzata da Pipin Ferreras e Audrey Mestre, anni fa. Penso che il suo successo sia dovuto più alla comunicazione profonda tra esseri umani che alla performance stessa. Molti apneisti mi hanno chiesto di condividere quest’esperienza, che conto di rivivere al più presto.

So che pubblicherai un libro intitolato “209 metri sotto il mare” sarà stampato anche in italiano?
Indovina un pò? Maredicarta sta per pubblicarlo in italiano e, naturalmente lo distribuirà in Italia proprio quest’anno.
Hai altri programmi per il 2011 oltre al record in No Limits?
Sì, sto già lavorando al mio prossimo libro: The Depth Equation. Che sarà distribuito in diversi volumi. Il primo volume è sul bilanciamento e descriverà nel dettaglio il metodo rivoluzionario e semplice che ho sviluppato per eccellere nel bilanciamento dell’aria in profondità. Questo metodo basato sulla logica e sulla semplicità ha aiutato molti apneisti a migliorare esponenzialmente le loro performances in un anno ed a raggiungere i 100 metri (ad esempio Andrea Zuccari – Italia, Karol Meyer – Brasile, presto anche Adel Abu Aliqua, UAE).
Ma i miei 2 migliori testimonial rimangono un apneista che in un giorno è passato dai 20 ai 50mt e un neofita che è arrivato ad immergersi con me in tandem a 76mt.
Come continuo a ripetere, il mio metodo rende i 100 mt accessibili a chiunque.
Sto pensando anche di fondare un nuovo tipo di scuola. Per chiarezza, l’idea non è quella di creare l’ennesima accademia che promuove l’apnea, bensì un istituto che aiuterà a colmare i vuoti dell’odierno metodo d’insegnamento (bilanciamento, preparazione mentale, strategia, pianificazione ecc.).
Grazie Patrick e in bocca al lupo!
A cura di Jimmy Muzzone
Adattamenti: M.N. Petruso
Foto: Jean François, Eric Petit, Cédric Bourgaux, Peter De Mulder
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Davide Carrera: l’apnea, i record, la pesca sub e il racconto di una brutta avventura…

DAVIDE CARRERA
Nato a Torino il 25 dicembre 1975
Residente ad Andora (SV)
Ex assistente Umberto Pelizzari per 5 anni
Record Mondiale nel 2001 in immersione libera -91
Record Italiano nel 2009 in assetto costante -99
Ciao Davide, inizio con il chiederti di raccontare in breve come è nata la passione per il mare, per l’apnea profonda e per la pesca in apnea?
Da bambino passavo le estati in liguria e li mio nonno, che non credo sapesse neanche nuotare, mi ha trasmesso l’amore per la natura ed il silenzio, poi un pò di curiosità tipica dei bambini, e che per fortuna non ho ancora perso, mi ha portato a spingermi sempre un pò più in là in questo immenso mare che mi ha sempre emozionato, quest’ orizzonte lontano che mi fa sentire piccolo e respirare libertà, l’apnea e la pesca ne sono una conseguenza ovvia.
Sei uno dei pochi italiani che potrebbe partecipare alle competizioni agonistiche in categoria profondità, commentiamo insieme questo video? Raccontaci per filo e per segno le emozioni/sensazioni che hai provato, la preparazione e le difficolta’ se ne hai riscontrate.
Sono stato molto contento di quei tuffi alle Bahamas, finalmente avevo trovato uno stato mentale che ricercavo da anni, di solito nelle gare in costante sono sempre riuscito a trovare la calma prima di fare il tuffo, quando ero con lo sguardo nel blu, una situazione vissuta tante volte e che mi ha sempre fatto stare bene e una sorta di silenziosa complicità col mare mi davano la forza di superare le mie paure. Prima però, fuori dall’acqua, di solito ero teso invece li al “vertical blue” ero rilassato anche prima, mi sentivo come un bambino che andava a giocare, libero dai giudizi, con tanta voglia di divertirsi e fregandosene del risultato, con questo approccio è inevitabile provare belle sensazioni in ogni momento, ero molto presente e in ascolto prima e durante il tuffo.
In quei giorni di gara avevo fatto 91 poi 94,96,98 e 99 con la maschera, senza carpare e uscendo sempre tranquillo, ero molto soddisfatto di poter dimostrare ai giovani che lavorando su se stessi, si potevano raggiungere bei risultati in semplicità.
Quel video è stato fatto da un amico con una fotocamera il giorno dei 96 ma mi piacerebbe farvi vedere l’ uscita dei 99, quando ne avrò la possibilità lo metterò sul web.
Grazie alla conoscenza di Umberto Pelizzari sei riuscito a diventare un profondista, se non avessi incontrato Umberto, oggi le cose sarebbero diverse?
Se non avessi incontrato Umberto sicuramente oggi sarei diverso, mi ha permesso di fare moltissime esperienze e mi ha insegnato molte cose soprattutto da un punto di vista umano, la semplicità di un vero campione prima di tutto, poi profondista lo ero già fin da ragazzino, era la mia passione ed il motivo per cui mi sono avvicinato ad Umberto che era il mio idolo, poi al suo fianco sono migliorato molto.

Nei tuoi ultimi record ti sei allenato insieme a Federico Mana, anch’esso forte apneista. Secondo il tuo parere quali sono le motivazioni per cui l’Italia non organizza gare di profondità? o comunque non quanto l’estero?
Penso che sia per delle paure, di prendersi delle responsabilità da parte degli organizzatori e di fare brutta figura da parte degli atleti e poi l’orgoglio di dover assolutamente fare qualcosa di diverso e migliore, a livello di sicurezza, dell’Aida, che secondo me ha già dei sistemi di sicurezza ottimi e semplici. La semplicità in mare è fondamentale perché si ha a che fare con correnti, onde, vento, che sono poi la vita e il bello del mare.
Non vedo comunque l’ora che si riesca di nuovo ad organizzare qualcosa, forza amici, scusate le critiche ma sono per dire che noi atleti abbiamo voglia di scendere e non importa se la prima gara sarà la migliore del mondo, tutto viene con l’esperienza e: “se si aspetta di essere impeccabili per fare una cosa non la si farà mai” detta da uno yogi di cui non ricordo il nome.
Davide tu utilizzi moltissimo lo yoga e tutte le tecniche di respirazione necessarie, pensi che questo tipo di percorso ti abbia aiutato nella tua carriera? Se si perché?
Molto e non solo nell’ apnea ma nella vita in generale, ti aiuta a prendere consapevolezza dell’infinita forza che tutti abbiamo dentro e che le nostre paure limitano notevolmente, a liberarci delle nostre paure e a sorridere di tutto (anche della sfiga).
Cosa fa di un ottimo atleta, un campione?
Credo che ciò che ti fa diventare un campione siano gli stimoli, ciò in cui credi e l’amore per quello che fai, anche zappare la terra o montare caldaie se ci credi ti fa diventare un campione, e se c’è amore per quello che fai anche la fatica diventa piacere e se non c’è amore anche il migliore risultato del mondo non ti farà campione ma solo recordman.
Quale tipo di preparazione respiratoria applichi prima di affrontare un tuffo nel blu?
Ogni volta diverso, non ho una routine, dipende da come mi sento, cerco di ascoltarmi e di fare ciò che mi fa sentire meglio, spesso tra queste cose c’è un po’ di yoga, poi cerco di instaurare un rapporto col mare, di amicizia, complicità, amore.
L’apnea vera è quella che proviene dal mare, cosa ne pensi delle gare che non vengono praticate in mare? Per esempio piscine? Questa domanda è riferita al fatto che tu non affronti gare di questo tipo, senza nulla togliere alle discipline d’acqua clorata.
Secondo me le gare in piscina sono un ottimo mezzo per darsi degli stimoli e allenarsi d’inverno ma poi dovrebbero proseguire in mare nella bella stagione per poter vivere tutte quelle emozioni che il blu profondo ti regala e lavorare ancora più profondamente sulle nostre paure ataviche, allontanarci sempre di più dalla vita-aria e ritornare come risorti dalla profondità, sempre più forti e ricchi.
La statica mi piace molto perché è meditativa, la dinamica proprio non riesco a farmela piacere, se sono a un metro dalla superficie e mi vien voglia di respirare, respiro, come credo che farebbe un delfino, non riesco a stare sotto mi sembra violenza, magari un giorno troverò qualcuno che mi farà piacere la dinamica e imparerò nuove cose, comunque la piscina mi piace, fin da ragazzino ho nuotato molto.

Potresti dare qualche consiglio per poter migliorare le proprie performance apneistiche?
Togliersi l’orologio, liberarsi dai numeri e godere delle sensazioni, rallentare e respirare a fondo, per migliorare non bisogna solo soffrire e andare avanti a testa bassa ma imparare a sentire l’acqua e scivolare.
Uno dei problemi più frequenti negli apneisti è la compensazione, ti sei mai trovato in difficoltà nel compensare?
Credo sia normale provare più difficoltà a compensare quando si raggiungono quote nuove ma credo anche che la maggior parte dei problemi di compensazione vengano da delle tensioni per aver raggiunto tale quota, quindi lavorando sul rilassamento spesso si risolve, molte volte non sentiamo le tensioni e diciamo “ ma io sono rilassato” e invece non lo siamo e se impariamo ad ascoltarci vediamo che non siamo rilassati. La presa di consapevolezza è il primo passo verso il rilassamemento.
Perché non prendi parte alle gare che vengono organizzare all’estero per esempio al fantastico Blue Hole?
Due anni fa ho preso parte al “Vertical blue” e mi è piaciuto molto, l’anno scorso abbiamo avuto un bimbo e mi son dedicato alla famiglia, in futuro se ce ne sarà la possibilità mi farebbe ancora molto piacere, sento che ho ancora tanta voglia di scendere. Però per poter fare certe gare servono degli sponsor perché sono costose e per farle seriamente richiedono un lungo periodo di preparazione passato preferibilmente sul posto.
ORA PASSIAMO DALL’APNEA ALLA PESCA IN APNEA.
A quale età hai iniziato a praticare la pesca in apnea? Come hai iniziato?
Non ricordo l’età a cui ho iniziato ad andare a polpi con la fiocina a mano ma ricordo che il primo arbaletino me lo regalò mio papà per la promozione della 5 elementare a 10 anni, eravamo in Corsica in vacanza e sfamavo la famiglia con le sogliole!
Grazie alle tue capacità apneistiche riesci a pescare in profondità, quote che pochi riescono a raggiungere e che ti permettono di portare a casa fantastici carnieri… quali sono le tecniche di pesca che preferisci?
Mi adatto in base a quello che mi trovo davanti, di solito pesco in caduta e poi faccio un aspetto sul fondo e se vedo apparire qualcosa che non si avvicina vado incontro all’agguato e se qualcosa di interessante si intana pesco in tana.

Hai una preparazione particolare per affrontare la pesca in apnea?
Come per l’apnea, cerco di stabilire un rapporto col mare e gli chiedo di nutrirmi e aiutarmi e anche a tanti amici in cielo chiedo aiuto.
Qual è la preda piu’ grossa che hai mai catturato? Ti ricordi come l’hai catturata?
Una ricciola di 45 kg sparata dalla superficie, stava inseguendo un barracuda in pochi metri ed è sparita insieme al barracuda verso il blu, ho tirato qualche schiaffo sulla superficie e dopo pochi secondi è riapparsa puntandomi, ho cercato di restare calmo e quando è arrivata a tiro ho sparato e l’ ho presa nella spina, quasi bloccata, in pochi secondi l’avevo in braccio, non è stato difficile ma avere un animale così grande appoggiato sulla pancia fa effetto e suscita rispetto.

LE DOMANE SONO GIUNTE A CONCLUSIONE:
Ora vorrei affrontare con te un argomento delicato.
Questa estate hai affrontato in prima persona una brutta esperienza, ti và di parlarcene?
Intanto volevo dire che non sono un prete e se spesso parlo di cose come condivisione e amore è solo perché noto che quando riesco a metterle in pratica sto molto meglio e tutto viene più facile, non sempre però riesco a metterle in pratica e chiedo scusa a tutte le persone che ho fatto soffrire in questa vita.
Quest’ estate, il 31 luglio, in Grecia, ho avuto un taravana; ero stanco, nervoso, sentivo un leggero mal di testa e mi ero idratato poco quel giorno, probabilmente avevo già un residuo di azoto nel sangue dal giorno prima, non mi sono ascoltato, sono andato lo stesso a pescare pensando che mi avrebbe rilassato e che il mal di testa era solo un po di muco che se ne sarebbe andato con i tuffi.
Dopo un paio d’ore pescando tra i 40 e i 45 metri ho avuto una strana sensazione di formicolio alla mano destra, ho pensato al taravana ma mi era stato detto che gente che ne ha avuti tanti aveva notato un fastidio nel guardare la luce, allora ho guardato dritto verso il sole, nessun fastidio, allora forse era solo quel muco che mi comprimeva qualcosa nella testa e che nei prossimi tuffi se ne sarebbe andato e poi tante altre volte avevo pescato più fondo per più ore e per più giorni di fila, non poteva essere un taravana… e invece… ero proprio al limite, bello carico, sentivo anche un po’ freddo, mi sono avvicinato un po’ alla costa, recupero bene, scendo, vedo un pesce, risalgo tutto bene, mi porto sulla verticale del pesce, riscendo, 35mt, faccio un aspetto, poi un piccolo agguato, sparo, una bella cernia dorata ( quella che molti chiamano dotto).
Risalgo stanco ma tranquillo di fiato, dopo pochi secondi sento il formicolio e la mano destra perdere forza, poi la gamba, provo a chiamare marina, la mia compagna, in barca, ancorata a circa 400 mt, non riesco ne a fischiare ne a urlare, anche il labbro destro si sta paralizzando (se ci sarà una prossima volta terrò un fischietto al pallone), ho paura, fin dove arriverà questa paralisi?
Non sono un medico, sono ignorante, non so fisiologicamente cosa può succedere, e se mi prende anche i polmoni, muoio qua in superficie a 400 mt dalla mia famiglia, prego, mi dico “ non avere paura e pensa positivo, aiuta sempre” mi sembra che l’avanzamento della paralisi si sia fermato, c’è un po’ di corrente, ho di nuovo paura, mi può portare lontano, con una gamba completamente morta non riesco ad andare dritto, eppure ho provato tante volte in piscina e ci riuscivo ma la gamba che tenevo ferma volontariamente faceva da timone anche se non me ne accorgevo e riuscivo ad andare dritto, ma qui è morta davvero, sgancio la cintura e mi lascio scorrere la sagola nella mano sinistra, è il mio unico ancoraggio non devo perderla, ora mi rilasso e penso positivo, andrà tutto bene, respiro a fondo, dopo circa 15 min mi sento tornare un po di forza nella parte destra, recupero la cintura e vado verso la barca.
Arrivo, avverto Marina, mi tolgo la muta, bevo acqua e provo a rilassarmi ma sento un mal di testa sempre più forte, provo a chiamare Nikolas Trikilis medico iperbarico greco ma non lo trovo, chiamo Umberto e mi dice che secondo lui è proprio un taravana, mi da il numero di Alex Sarasitis che mi da un sacco di consigli, sia lui che Herbert Nitsch (di cui è sponsor e compagno di pesca) ne hanno avuti di taravana, vado nel posto più vicino dove può arrivare un’ambulanza e mi portano all’ospedale di Lefkada, spiego cosa è successo e che avrei bisogno di una camera iperbarica, mi fanno la tac, non capiscono, da Atene, la camera iperbarica più vicina, dicono che non mi vogliono perché non ero con le bombole e non è possibile sia un’embolia.
Passa il tempo, peggiorano i sintomi, nella notte mi mandano a Ioannina, in mezzo alle montagne, perché è un ospedale neurologico, mi fanno un’ altra tac con liquido di contrasto, vedono l’ischemia, parlando con Trikilis capiscono cosa è successo e mi mandano a Thessaloniko in camera iperbarica finalmente, dopo 28 ore dall’incidente, 7 ore di camera con ricompressione a 30mt e tappe di decompressione, le ultime a ossigeno puro, sono dentro in silenzio, non succede nulla, ho paura, penso di restare paralizzato tutta la vita, penso a cosa fare per mantenere la mia famiglia, ho di nuovo paura, poi penso che qualcosa mi inventerò e sorrido per essere ancora vivo (o semi), quando esco vari amici mi dicono che è normale che per i primi 3-4 trattamenti non vedi grossi risultati, ma che cavolo di scherzi, non potevano dirmelo prima.
Forse sta diventando troppo lunga e vi annoio, comunque dopo 10 giorni di camera son tornato su Colomba (la mia barca) insieme a Marina e Nerò ( la mia famiglia) e pian piano abbiamo ripreso a navigare per portare Colomba su un’isola dove avremmo potuto lasciarla per l’inverno ed ora eccoci a casa a raccontare, ora sto molto meglio.

Dopo questa esperienza penso che:
- se si superano i 30 mt credo sia meglio recuperare di più di quello che dicono attualmente anche i medici iperbarici, loro dicono 3 volte il tempo di immersione, se si sta molto bene possono bastare ma stare qualche min in più non guasta, io mediamente stavo 7-8 min con tuffi di poco più di 2 min ma quella volta non è bastato.
- se si è stanchi e nervosi meglio non andare troppo fondi ( sembra ovvio ma non sempre è facile limitarsi quando siamo davanti a un bel mare).
- se si ha una bombola di ossigeno con erogatore da immersione (attenzione: sempre per ossigeno) in caso di incidente, avendo assistenza preparata, si può fare una decompressione e molto probabilmente eliminare subito il problema, più tempo passa prima di essere ricompressi peggio è, un caro amico di cui non faccio il nome per sua volontà ha avuto due mesi dopo di me lo stesso incidente con gli stessi sintomi, aveva la bombola di ossigeno a bordo, ha chiamato il barcaiolo e dopo 2 min era gia a 5 mt, dopo 5 min aveva recuperato completamente l’uso della gamba e del braccio, e rimasto altri 20 min e la sera era a casa come se nulla fosse accaduto, io dopo 4 mesi sono ancora qui a fare attenzione a quello che faccio.
- se gli ospedali, soprattutto quelli con camere iperbariche fossero più informati, magari farebbero perdere meno tempo e si recupererebbe più in fretta e meglio…
Grazie di tutto Davide.
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | UMBERTO PELIZZARI
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Intervista: Umberto Pelizzari

Ciao Umberto,
ovviamente non inizierò l’intervista chiedendoti: “parlaci di te” sei l’apneista più conosciuto e famoso al mondo. Con questa intervista vorrei che ci parlassi dell’attualità perché il tuo passato ormai è leggenda.
Vista la tua disponibilità vorrei approfittare chiedendoti un tuo parere sui nuovi record mondiali, secondo te fin dove si riuscirà a scendere in profondità? le quote che una volta erano un limite per l’uomo sono già state superate di gran lunga, cosa ne pensi?
Credo sia il frutto di allenamenti sempre più specifici e seri. Ormai l’apneista è un vero e proprio professionista sportivo, con tanto di preparatore atletico, staff medico, allenatore, etc…
Inoltre, si è arrivati a questi incredibili risultati perchè l’apneista (a parte Herberth Nitsch, che ritengo essere il più forte apneista nella storia dell’apnea) è sempre più specializzato in una sola disciplina.
Herbert Nitsch che conosci bene ha dichiarato un no limits da -305 metri… il suo precedente di -214 m era già un traguardo incredibile, cosa ne pensi di questo nuovo tentativo di record?
Se lo dichiara significa che se lo sente.
Significa che questa nuova tecnica di compensazione, su di lui, ha dei limiti che sono ben più in là di quello che ci immaginiamo. E’ molto serio ed equilibrato. Credo che sarà un tuffo che passerà alla storia. Speriamo faccia tutto con serietà ed attenzione alla sicurezza, per evitare brutti incidenti.

Ormai sono anni che hai lasciato i record mondiali… non ti è mai venuta la voglia di riprendere, magari per proporre un record in una delle tue specialità?
Il mondo dei record mi è mancato moltissimo subito dopo che avevo smesso. In quel periodo mi alzavo ogni mattina e pensavo di rimettermi in allenamento per dei record. Adesso non ho più questa smania. Mi alleno sempre molto. Ho toccato quote anche superiori alle profondità dei miei record, ma non ho voglia di tornare a gareggiare. Anche perchè se dovessi tornare, i più forti apneisti in costante mi bastonerebbero di brutto!
Tu che hai girato il Mondo in lungo e in largo, puoi stilare una piccola classifica con i 5 posti più belli e suggestivi nel Mondo dove andare a tuffarsi in apnea?
Il mare che preferisco è il Mediterraneo.
Io adoro la Sardegna, nord della Sardegna e la Corsica. Sono affascinato anche dai banchi nel canale di Sicilia. Queste preferenze in mediterraneo derivano soprattutto dal fatto che mi piace la pesca subacquea. Altri spot particolari sono il Mar Rosso, se possibile lontano dalle solite destinazioni turistiche e le Bahamas.

“Il sub si immerge per guardare, l’apneista per guardarsi dentro”, questa è una delle tue frasi più celebri. Tu cosa vedi dentro di te quando sei sul fondo del mare?
Tutto.
Andando sott’acqua in apnea riesco a vivere delle sensazioni che altrimenti in me non riesco a riprodurre. Senso di libertà, spensieratezza… spesso, quando arrivo sul fondo, mi fermo e aspetto: riesco a vivere una pace interiore unica. In queste condizioni mi rendo veramente conto di essere un privilegiato, e spesso mi ritrovo a pregare per ringraziare Dio di quello che mi ha fatto scoprire in acqua, in apnea.
Oltre ad essere un apneista sei anche un pescatore in apnea. Ti emoziona di più un tuffo a 50 metri o sparare un dentice a 50 metri?
Sono due cose diverse.
I tuffi in apnea li affronti con la concentrazione di un tuffo ‘puro’, quindi vi è molto spazio per le sensazioni. Il tiro al dentice è un altro tipo di soddisfazione. E’ difficile dire se meglio o peggio. Sono due cose diverse.

Sei uno dei pochi che si prende l’incarico di dare una bella immagine del nostro sport al grande pubblico; tuttavia siamo sempre meno considerati dall’opinione pubblica. In questo senso cosa possiamo fare per far capire alla gente che “quel pesce messo in mostra nella foto con il pescatore” è il frutto di tanti sacrifici, ore di mare e passione?
Se ci troviamo in questa situazione è anche per colpa nostra.
Per tanti anni ce ne siamo sbattuti completamente delle regole: mattanze, pesce venduto, molto menefreghismo verso i problemi reali della pesca subacquea. Ognuno di noi badava al proprio orticello. Se chiudevano zone di mare lontano da noi, il problema non ci toccava.
Siamo sempre stati dei ‘cani sciolti’. Ognuno pensava solo a se! Ora che ci siamo accorti che le leggi sono sempre piu’ limitanti cerchiamo rimedio… ma ormai in molte zone è troppo tardi!
Organizziamoci, facciamo sentire la nostra voce. Cerchiamo almeno di salvare il salvabile. E speriamo che la federazione decida finalmente di intervenire presso gli enti competenti (ministeri, commissioni di lavoro, enti locali…) in modo vero e forte per salvare quelle poche zone dove ancora possiamo andare a pescare. Non solo a parole!
Otto anni fa a Città di Castello presenziai ad una conferenza sulla pesca subacquea. Si è parlato di tante cose, progetti, piani d’azione… lo scorso anno a Bologna, 7 anni dopo, sono state ripetute esattamente le stesse identiche cose. Ma cosa è stato fatto di pratico nel frattempo?!? Intanto in questi sette anni altre decine di progetti di parchi marini sono stati presentati… e noi (o meglio, chi ci dovrebbe rappresentare ) continua a parlare!
La Francia ha abolito le gare di pesca in apnea, è forse questa la strada da seguire?
Io credo che le gare di pesca non tolgano e non diano nulla all’immagine della pesca subacquea.
Quello che mi dispiace è che non richiamino più tutta ta la gente che accompagnava le gare all’epoca di Mazzarri, Molteni, etc… questo mi spiace.
Mi spiace quando le premiazioni di certe gare vengono fatte negli scantinati degli hotel o nelle stanze del circolo che organizza. Bisogna farsi vedere. Bisogna andare in piazza, bisogna raccontare alla gente come quel pesce è stato pescato, i sacrifici, le difficoltà. La gente, se conosce queste cose, apprezza la pesca subacquea.
Che attrezzatura utilizzi abitualmente per la pesca?
Attrezzatura Cressi Sub.
Alcuni attrezzi, soprattutto i fucili, me li modifico.
Qual è il pesce piu’ grande che hai mai preso ? ti ricordi come l’hai catturato?
In mediterraneo, una ricciola di 43 chili.
Proprio davanti a Riolo, sul banco Scherchi, al largo della Sicilia.
Hai seguito il Mondiale in Croazia? Sei soddisfatto del nostro piazzamento?
Mi spiace che l’Italia non abbia vinto.
Però credo che abbiamo ottenuto un ottimo risultato. Sono felice per Daniel, il ragazzo croato che ha vinto, anche lui è del team Cressi. Per questo lo conosco. E’ davvero una bella persona, simpatica, umile. Oltre che chiaramente un ottimo pescatore.
Tornando a te, quali impegni ti aspettano prossimamente? Qualche partecipazione in tv?
In televisione ti dicono sempre tutto all’ultimo momento.
Sto aspettando delle risposte ma finchè non sono certe preferisco non parlarne. Per il resto continuo con i miei stage, conferenze, presentazioni, e… a pescare appena posso!
Grazie Umberto, alla prossima
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 | | HERBERT NITSCH
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Herbert Nitsch: l’uomo pesce

Herbert Nitsch è l’apneista del momento; con i suoi incredibili record e prestazioni ai limiti dell’umano cattura l’attenzione mediatica dimostrandosi l’uomo più profondo del mondo dal basso dei suoi 214 metri in apnea no-limits.

Si è espresso su di lui nella nostra recente intervista anche il “nostro” Umberto Pelizzari, definendolo “l’apneista più forte nella storia dell’apnea”.
Ha inoltre fatto molto parlare di sè con l’ultimo annuncio di record no-limits dove tenterà di raggiungere l’incredibile e impensabile profondità di -305 metri. In questa intervista che vi proponiamo, Nitsch ci svela in prima persona finalmente quali sono i suoi piani a riguardo…
Prima di tutto, puoi raccontarci di te e di come hai iniziato ad avvicinarti all’apnea e alle competizioni in particolare?
Per caso! Circa 12 anni fa.
Ero in Egitto per una vacanza all’insegna delle immersioni con ARA quando ho perso la mia attrezzatura, così potevo soltanto andare in apnea.
Dopo una settimana ho realizzato di essere in grado di seguire gli altri senza attrezzatura e bombole. Dopo soltanto un mese ho fatto il primo record nazionale austriaco di 41 metri.

Molte persone quando sentono il nome di Herbert Nitsch dicono “non è umano!”, che effetto ti fa?
Lo sento dire così spesso che prima o poi comincerò a crederci veramente!
Credo comunque che se più atleti usassero il mio programma e le mie tecniche di allenamento, vincere non sarebbe più così semplice per me.
Quanti giorni e quante ore dedichi alla preparazone atletica? Hai un programma di allenamento particolare?
Faccio molte pause per recuperare.
A volte non mi immergo per mesi e faccio solo un po’ di potenziamento. Comincio ad allenarmi seriamente uno o due mesi prima della gara, ma soltanto all’asciutto.
Il mio programma di allenamento non è mai uguale, lo miglioro continuamente e lo modifico in base alla disciplina che devo affrontare.
Contestualmente modifico il tipo di impegno in base alle attività che amo, il ciclismo, la pesca in apnea o le riprese video in base alla gara che mi aspetta. Ad esempio, se mi sto preparando per un no-limits e vado a fare pesca in apnea, mi immergerò in profondità tre o quattro volte, quindi lavorerò sulla decompressione.
In generale nelle ultime settimane prima di un record mondiale mi alleno fino a sedici ore al giorno con una giornata di pausa settimanale.
Tu sei forte in tutte le discipline, qual’è la tua preferita?
Mi piacciono per lo più tutte le discipline di apnea, assetto costante, immersione libera e naturalmente no-limits. Mi annoiano gli sport da piscina, principalmente perchè non c’è niente di interessante da vedere, e niente narcosi…

Cosa pensi degli apneisti italiani? Ne conosci qualcuno in particolare?
Sicuramente Umberto, e anche Davide.
Mi piace come gli italiani trattano e rispettano l’apnea, piu’ come una religione che come uno sport. Credo che la filosofia dell’apnea moderna si ispiri proprio ad Umberto Pelizzari.
Parliamo del tuo nuovo tentativo di record in -305 metri No-Limits. Confermi l’indiscrezione?
Non è un segreto, voglio provarci.
Dopo l’esperimento con i 214 metri ho capito che era possibile.
Tempo, velocità e compensazione sono ad un livello tale da poterci provare. L’unico problema è trovare il fondale adatto per realizzare il record, ma sembra proprio che in qualche maniera ci stiamo riuscendo.

Puoi descrivere le emozioni del tuo corpo e della tua mente quando sei nell’abisso?
Narcosi e meditazione sono due stati mentali così intensi che non saprei bene come descriverli. Ma la sensazione è talmente piacevole da sentire sempre la necessità di tornare giù.
Puoi dirci qualcosa sull’insolita tecnica della bottiglia di Coca Cola che usi nel no-limits?
Brevemente: raccolgo il mio ossigeno nella bottiglia in modo che non vada nel sangue.
Uso quell’ossigeno per compensare e mantengo il livello di azoto al minimo. Così riesco a restare in profondità per più tempo senza rischiare problemi di decompressione.

Qual’è secondo te il limite raggiungibile dall’uomo in apnea?
No limits!
Grazie per averci concesso un pò del poco tempo che hai a disposizione e in bocca al lupo per il nuovo record!
Grazie a voi di ilovepescasub, continuate così!
Intervista: J. Muzzone/L. La Manna
Adattamento: M. N. Petruso
Thank’s to: A. Sarasitis
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 | | REPORT SKANDALOPETRA LINDOS RODI 2010
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Si conclude a Lindos la prima tappa della Skandalopetra. Imbattuto il record di Nitsch.

jimmy e Karoline Meyer
Dopo il nuovo world record di Karoline Meyer, di cui vi abbiamo già parlato, la petra è passata all’apneista russa Galina Shlyahtenko che con una discesa a -40 metri in 1:06 ha stabilito il nuovo record russo femminile.

Si conclude senza ulteriori record mondiali in apnea la prima tappa a Lindos del free dive contest Skandalopetra.
Dopo il nuovo world record di Karoline Meyer, di cui vi abbiamo già parlato, la petra è passata all’apneista russa Galina Shlyahtenko che con una discesa a -40 metri in 1:06 ha stabilito il nuovo record russo femminile.

Il forte apneista greco Stavros Kastrinakis, che aveva annunciato il tentativo di un nuovo record mondiale (attualmente detenuto da Herbert Nitsch begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting con -107 metri) dopo un paio di tuffi di prova oltre i 70 metri ha dovuto rinunciare al tentativo di record data la corrente sostenuta che avrebbe potuto compromettere e rendere pericoloso il tentativo.

Solo qualche tuffo invece per Herbert Nitsch begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting che è stato molto impegnato con i suoi operatori in riprese per un nuovo film/documentario subacqueo.
Peccato infine per la giovane apneista Alessia Zecchini che, essendo minorenne e quindi soggetta alla limitazione ai -15 metri di profondità data dal nuovo regolamento, non ha potuto esprimere tutto il suo potenziale avendo un personale di oltre i -50 metri.

jimmy e Alessia Zecchini
Commento finale sull’evento:
Veramente una bella manifestazione!
Sicuramente ne sentiremo parlare sempre di più di questa antica disciplina che regala sensazioni uniche con le sue discese in apnea nel blu in totale libertà.

Spettacolare la location di Lindos, perfetta per questo tipo di manifestazione.

Peccato che per via dei tentativi di record non tutti sono riusciti a fare molti tuffi con la petra. Il prossimo appuntamento è fissato dal 24 al 28 agosto sull’isola di Milos.
Jimmy Muzzone
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 | | karoline meyer
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Karoline Meyer, apnea e record

hi è Karoline Meyer? Raccontaci un po’ di te, di come hai iniziato a praticare l’apnea e da quanto tempo la pratichi.
Per tutta la vita ho sognato di nuotare con i pesci e le creature marine. Ho praticato anche altri sport prima, quindi il passaggio all’apnea è stato abbastanza naturale.
Quali sono i tuoi record?
Sono stata 5 volte campionessa mondiale, una di queste è stata registrata nel libro dei Guinness World Records, in apnea statica e in No Limits Tandem insieme a Audrey Mestre.

Quante ore ti alleni al giorno?
Dipende dal momento.
Ma approssimativamente 3 ore al giorno, tra esercizi a corpo libero fuori dall’acqua (ciò che chiamo “esercizi asciutti”) e l’allenamento in piscina. La parte finale dell’allenamento si svolge invece in mare.
Qual’è la tua specialità?
Sono diventata famosa per l’apnea statica, e adesso mi sto specializzando in apnea profonda. L’anno scorso ho raggiunto i 100 metri nell’assetto variabile, con il coach di Patrick Musimu, varcando la soglia delle profondità.
Quest’anno conto di migliorare ulteriormente. Mi piace la sfida e spero di far registrare il nuovo record mondiale nel No Limits, sia in tandem che da sola.

Allo stesso tempo sto sempre continuando le mie avventure da freediver in giro per il mondo… (nessun record, solo immersioni in libertà, per divertirmi e mostrare le bellezze sottomarine alla gente).
Dove ti piacerebbe tuffarti?
Mi piacerebbe moltissimo immergermi nel mare delle Cinque Terre, all’isola d’Elba, e incontrare Enzo Maiorca!
Sappiamo che hai un appuntamento con l’incantevole Grecia (Rodi) dal 23 al 27 Giugno, e che tenterai un nuovo record in skandalopetra…
Sì, da più di due anni ormai tento di gareggiare in Grecia, in special modo per skandalopetra, sono davvero contenta di essere stata invitata a partecipare a questo evento.
Un ringraziamento speciale va al Dott. Nikolas Trikilis e all’Acquagrand Resort.
Perchè hai scelto di tentare il record proprio in skandalopetra?
E’ un’avventura per me.
Una disciplina diversa ma che allo stesso tempo onora la storia e ricorda i nostri antenati apneisti.
Incontrare Rodi è come nuotare attraverso 3000 anni di storia e conoscere queste meravigliose civiltà. Non vedo l’ora!

Hai mai fatto immersioni con la petra?
Mai. Ma mi piace il peso variabile e questo vi si avvicina un po’.
Sto programmando qualche giorno a Lindhos per vedere le attrezzature, conoscere il regolamento e i sistemi di sicurezza, che sono anche molto importanti quando si parla di competizioni del genere.
Puoi darci qualche anticipazione?
Non conosco ancora il target di profondità, spero di divertirmi nelle acque della Grecia e di ascoltare il mio cuore colmo di emozione, mentre mi parla.
Grazie Karoline, in bocca al lupo!
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | 5° Trofeo di apnea PSS: il report della gara
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5° Trofeo di apnea PSS: il report della garA
Si è conclusa con un successo di pubblico e partecipanti la 5° edizione del Trofeo PSS, l’evento organizzato dal campione del mondo di apnea Gianluca Genoni.
Iscrizioni completate in fretta per i tanti atleti provienienti da tutta Italia: Verona, Bologna, Ancona, Bergamo, Milano e molte altre citta’, tra questi bambini, uomini e donne di tutte le eta’.
Il Trofeo Pss non è una competizione ma bensi un’incontro dove molti apneisti possono “gareggiare” per puro divertimento, in modo tale da poter valorizzare l’apnea pura in totale sicurezza e soprattutto effettuando una forte collaborazione di squadra.
Andiamo alla cronaca della gara.
Sono le ore 8:15, iniziano ad arrivare i primi atleti con la loro attrezzatura; alle 8:30 la reception del Sub AcquaVillage si comincia ad affollare di apneisti, donne, uomini e molti ragazzi giovani sono pronti per poter finalmente provare in acqua le loro performance.

Ore 8:45 circa Gianluca Genoni apre le danze con un briefing generale per spiegare lo svolgimento della gara; alle 9.00 gli apenisti iniziano con il riscaldamento: diverse persone hanno approfittato del bellissimo spazio adiacente alla vasca grande per potersi rilassare nella piscina dei piccoli dove la temperatura era di circa 38 gradi, mentre altri con i propri materassini hanno iniziato a fare stretching o esercizi di respirazione.


Altri invece, in vista dell’orario di partenza, sono entrati in acqua e hanno iniziato con un riscaldamento in apnea statica.


Finalmente inizia la gara, partono i bambini con l’apnea statica, moltissimi quest’anno i bambini iscritti e con grandissimi risultati, a seguire in ordine di tempo dichiarato al momento dell’iscrizione si preparano per la gara.
Finita la prova di statica degli adulti ecco pronti per il risclaldamento per quella che sarebbe stata la seconda parte della gara “apnea dinamica”, partendo nuovamente con i bambini in ordine di tempi e misure per finire con la dinamica degli adulti muniti chi delle bipinne chi di monopinna in base al tipo di preparazione.

Anche quest’anno il trofeo è stato veramente bello e ed è filato tutto liscio.
Ecco dunque i vincitori della manifestazione:
Apnea statica maschile:
1) Gabriele Satto – Subacqua Village – 6′ 05″
2) Iadren Clavenna’ – Apnea team Bergamo – 5′ 25”
3) Mauro Generali – Syncoboys bologna -5′ 07”
Apnea statica femminile:
1) Ilaria Bonin – Subacqua Village – 4′ 22”
2) Rossana Quarti – Bravo Sub – 4′ 03”
3) Elena Colombo – Scuola del mare – 3′ 35”
Apnea dinamica maschile:
1) Tommaso Buglioni – Monsub Jesi – 150 metri
2) Mauro Generali – Syncoboys Bologna – 138,5 metri
3) Angel Garcia – Scuola del mare – 130 metri

Apnea dinamica femminile:
1) Ilaria Bonin – Subacqua Village – 125 metri
2) Rossana Quarti – Bergamo – 100 metri
3) Patrizia Anesa – 100metri
Combinata maschile:
1) Tommaso Buglioni – 124,50 punti
2) Mauro Generali – 120,42 punti
3) Satto Gabriele – 113,02 punti
Combinata Femminile:
1) Ilaria Bonin – 106,17 punti
2) Rossana Quarti – 90,50 punti
3) Anesa Patrizia – 82,67 punti
La classifica completa.
Sono stati inoltre premiati il partecipante più giovane: soli 8 anni ed il più anziano di 54 anni.


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 | | Massimo Pieri: le ricerche Dan Europe
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Inizio col chiederti chi è Massimo e di cosa si occupa?
Sono un’appassionato del mare e della montagna, ma mentre quest’ultima è rimasta una gioia personale, al mare ho legato anche il mio destino professionale.
Nel 2000 sono diventato istruttore DAN e ho conosciuto personalmente l’organizzazione per la quale insegnavo i corsi Oxygen Provider.
Ricordo ancora il giorno in cui ho conosciuto il Prof. Alessandro Marroni. Avevo con me piccole traduzioni del sito del DAN Europe, che in quel momento era sostanzialmente in inglese, e gliele feci vedere. Stava nascendo qualcosa ma non ne avevo ancora percezione. Parlammo per qualche ora molto cordialmente di progetti che il DAN Europe stava portando avanti. Qualche giorno dopo mi arrivò una telefonata e la proposta ufficiale di collaborare con il DAN! Ne ero lusingato e impaurito allo stesso tempo.
Dal quel momento è nata una collaborazione e soprattutto una forte amicizia con il Prof. Marroni e con il DAN.
Questo lavoro mi ha portato a girare il mondo e a conoscere la parte più bella dell’attività subacquea, la ricerca! DAN è una fondazione che investe molto in questo campo e io mi sono trovato, come per magia, nei posti più belli a scoprire cose affascinanti di questo sport da sogno.
Oggi sono il coordinatore della raccolta dati del progetto DSL (Diving Safety Laboratory), un laboratorio mobile che affronta direttamente sul campo le problematiche legate alle immersioni, sia in ARA che in apnea. La vera novità di questo laboratorio è che non è confinato tra 4 mura, ma vede la partecipazione diretta dei subacquei, i veri attori della ricerca!
Che cos’è il Dan?
DAN Europe (Divers Alert Network Europe) è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che dal 1983 si occupa di medicina e ricerca scientifica, con lo scopo di promuovere la sicurezza dei subacquei. L’intera comunità dei sub beneficia delle attività della fondazione, dalla prevenzione degli incidenti attraverso training e ricerca, ad esempio, alla gestione delle emergenze, fino alla divulgazione delle più aggiornate e accurate informazioni sui temi di comune interesse per il pubblico subacqueo.
Dan offre servizio in tutto il mondo esatto? In che modo presta assistenza?
Sì, ad ogni latitudine! Il DAN è l’unica rete globale in grado di garantire un servizio di assistenza e consulenza medica di eccellenza.
L’International DAN è composto da 5 organizzazioni no-profit indipendenti (Europe, America, Japan, South Africa, Asia Pacific), che seguono la stessa mission.
E’ un network di centrali d’allarme multilingue, attive 24h/24, che collabora con oltre 500 centri iperbarici riconosciuti e controllati, ed un gran numero di medici specialisti in terapia iperbarica ed emergenze subacquee.
Pensa che ogni anno le centrali d’allarme ricevono più di 15.000 emergenze subacquee e si dà risposta a migliaia di quesiti medici.

Attualmente dove sono orientate le vostre ricerche?
Il prof Marroni , presidente del DAN Europe, ci ha dato gli spunti per continuare le esplorazioni nel settore delle immersioni con autorespiratore, dove ci sono studi che hanno riguardato il PFO, il diabete, l’ipotermia, l’idratazione e i Rebreather, per citarne alcuni. Altri progetti sono in cantiere. Contemporaneamente si sta ampliando il campo di ricerca ai settori dell’apnea e della pesca subacquea, i cui praticanti stanno aumentando sensibilmente.
Sono state riscontrate delle novita’ interessanti?
Sì, gli ultimi studi sono stati sorprendenti, e spesso in contrapposizione con gli studi precedenti. La ricerca è paragonabile a un grande puzzle che coinvolge ricercatori di tutto il mondo che si confrontano ed integrano le proprie esperienze. Siamo ancora lontani dal raggiungere il quadro completo, ma ci stiamo lavorando.
Visto e considerato che i lettori di ilovepescasub sono la maggior parte pescatori in apnea e apneisti, ci sono state nuove scoperte con lo studio del Taravana?
Sono state effettuate numerose ecocardiografie su apneisti che si immergevano, a diverse riprese, per tutta la giornata a quote tra i 50 e i 60 metri, e per il momento non abbiamo visto bolle silenti. Ora stiamo facendo test simili su pescatori in apnea, ma i dati sono ancora preliminari. L’auspicio è che entro la prossima estate si possa avere un quadro più completo del fenomeno.
Ci sono novita’ per il 2010?
Molte, in particolare uno studio prospettico sui giovani apneisti. Studiamo i ragazzi che iniziano a fare apnea e li seguiamo nel tempo. Il primo corso pilota si svolgerà a Firenze.
Le bolle, con tutte le problematiche collegate ad esse, per quanto riguarda i subacquei, sono uno dei nostri primi obbiettivi per arrivare ad una maggiore sicurezza nelle immersioni sportive, ma molti altri studi che stanno per essere lanciati nel 2010, seguiteci e insieme percorreremo le strade che portano alla ricercae di conseguenza alla sicurezza di tutti noi subacquei.
Grazie per la tua collaborazione.
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | Una vita per l’apnea: Federico Mana
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Istruttore di apnea e di yoga, scrittore e campione italiano in assetto costante con il tuo ultimo record di -100: quando è nata questa tua passione per l’apnea e perchè?
Ho iniziato come tutti ad amare l’acqua attraverso i corsi di nuoto, e già da piccolo il mio istruttore di nuoto Oscar aveva capito che mi piaceva molto immergermi. Con la scusa di mandarmi a cercare orecchini o braccialetti persi sul fondo della piscina non mi faceva fare in solito riscaldamento a bordo vasca e mi permetteva di sguazzare liberamente alla ricerca dei tesori persi.
Mi sono avvicinato all’apnea per gioco e attraverso la pesca, all’età di 12 anni mio padre mi regalò il mio primo fucile subacqueo (chiamarlo fucile è un eufemismo, ma all’epoca mi sentivo il terrore dei mari) ed iniziai a passare le ore in mare, ma i miei carnieri erano spesso poverissimi perché invece di sparare restavo incantato dal mondo sommerso (è un modo poetico per dire che ero un pescatore scarso).
Questa gioia incondizionata che provavo ogni volta che uscivo dall’acqua mi spinse col tempo a cercare una scuola di formazione che mi permettesse di conoscere meglio le tecniche per praticare l’apnea.
Un po’ timoroso (anch’io pensavo che la “vera apnea” fosse solo per supereroi) mi avvicinai alla scuola del mio idolo Umberto Pelizzari e frequentai quindi il mio primo corso di Apnea Academy dove incontrai altri ragazzi con la mia stessa passione viscerale per il blu.
Come spesso accade fu proprio il gruppo di amici apneisti ad accentuare le motivazioni personali e la voglia di migliorare.
Dal blu del mare passammo al nero del lago per le sessioni di allenamento, era freddo anzi freddissimo ma la voglia di acqua andava oltre la temperatura e l’obiettivo era quello di diventare istruttore per poter trasmettere e condividere questa passion
A 28 anni decisi di lasciare la mia vita milanese per provare a vivere di mare ed apnea ed oggi sono quasi sette anni che mi sveglio con il mare negli occhi.

Consigli ad ogni apenista che leggera’ questa intervista di frequentare un corso di yoga? Perchè?
La risposta che ci si aspetterebbe è SI
In realtà non penso lo yoga debba essere il percorso di ogni apneista.
Lo yoga è sicuramente una disciplina complementare a quella apneista sia sotto l’aspetto di consapevolezza corporea sia sotto l’aspetto respiratorio, ma dall’altra parte non tutti gli apneisti hanno molto tempo da dedicare a molte ore di allenamento.
Coloro che non posseggono troppo tempo per allenarsi devono scegliere come impiegare il tempo, il mio consiglio è quello di divertirsi e a parer mio l’apnea è più divertente dello yoga.
Il divertimento è infatti alla base di un apprendimento proficuo e motivante che spinge ogni atleta a trovare sempre nuovi stimoli e risorse per lavorare con costanza.
Amo profondamente lo yoga, ma sono consapevole che non è la sola strada di crescita, è una delle strade possibili, ed ogni apneista deve riconoscere quale via più si addice alle sue caratteristiche.

Quali sono state le difficolta’ prima di riuscire ad ottenere i tuoi record?
La difficoltà che ho avuto nelle specialità di apnea profonda è stata quella che hanno incontrato praticamente tutti gli apneisti, ovvero quella di compensare.
Ricordo ancora con gran chiarezza le sensazioni legate all’impossibilità di trovare aria per compensare. Nel 2003 mi si presentò il muro dei 38 metri e vi rimbalzai contro per diversi mesi.
Ogni seduta di assetto costate era una sfida snervante, andavo in acqua con un solo pensiero, quello di scendere più fondo.
Questo periodo fu il più brutto delle mia vita apneistica perché le aspettative avevano neutralizzato ogni mia capacità di ascolto e di crescita.
Quando capii che andavo in acqua senza più divertirmi compresi che l’apnea era altro, abbandonai le aspettative ed i sogni di profondismo ed iniziai ad andare in acqua esclusivamente per divertirmi scendendo per guardare il mondo sommerso e a volte pescare.
Il gioco ed il divertimento mi permisero di stare nel blu in un modo a me nuovo e decisamente rilassato.
Quando, dopo meno di un anno, rimisi il profondimetro mi accorsi che giocavo a quote oltre i 50 metri ed in costante scendevo agevolmente oltre i 60 metri.

Quanti giorni alla settimana ti alleni e per quante ore?
Sei giorni a settimana ed il numero di ore è variabile, ma decisamente inferiore rispetto a quelle di un paio di anni fa dove arrivavo ad allenarmi ache 6/8 ore al giorno.
L’allenamento è per me un’aspetto fondamentale ma ancora sperimentale.
Negli ultimi tre anni mi sono allenato seguendo ritmi differenti al fine di comprendere con un allenamento piuttosto che un altro provochino variazioni sul mio modo di fare apnea.
La preparazione atletica nel periodo invernale e in quello primaverile è simile a quella delle stagioni passate, ma in questo periodo gioca un ruolo fondamentale il recupero e l’inserimento casuale di giorni di non allenamento (quando sento che il corpo ne ha bisogno).
Ritengo infatti che riposarsi correttamente sia importante quanto un buon allenamento.
Nei quattro mesi invernali lavoro sull’aspetto aerobico e sulla forza muscolare seguendo delle tabelle di lavoro a secco ed altre in piscina. In questo periodo l’obiettivo è raggiungere la buona forma fisica. Successivamente passo ad una fase di lavoro più fine, per tre mesi diminuisco il carico fisico ed inizio a lavorare maggiormente sulla forza resistente e sull’elasticità muscolare nelle sessioni a secco mentre in acqua, lavoro maggiormente sulla tecnica.
Negli ultimi due anni, però, ho aggiunto una variabile, ho iniziato a cimentarmi in modo abbastanza assiduo nella pesca subacquea.
Questa disciplina divertentissima mi ha permesso di affrontare il mare con tempi e modalità differenti e penso di aver acquisito nuovi schemi motori e mentali in acqua che prima non possedevo.
Non so se è merito di queste sessioni di allenamento pescando, ma quest’anno mi sono ritrovato ad avere apnee molto più lunghe rispetto alle stagioni passate. Già nei tuffi di riscaldamento raggiungo senza problemi quasi quattro minuti di apnea. Questa condizione mi rende emotivamente molto sereno perché, sapendo di poter stare tanto senza aver bisogno di respirare, anche il tuffo in profondità sarà più “semplice”.

Scendere a -100 quali sensazioni si provano e sopprattutto è difficile la compensazione?
Ritengo la quota dei 100 metri come una specie di olimpo!
Ritengo che un tuffo a questa profondità debba essere un tuffo pressoché perfetto. Per scendere a queste quote non serve la sola prestanza fisica, ma è fondamentale la capacità di rilassare il corpo anche sotto la forte pressione che si avverte oltre gli 80 metri.
Oltre questa profondità la compensazione diventa decisamente complessa ed è sufficiente un piccolo errore o un leggero ritardo che tutto si blocca e si è costretti a virare e tornare verso la superficie. Se per scendere serve un eccellente controllo di se e del proprio rilassamento, per risalire è indispensabile la buona condizione fisica. Una volta arrivati al piattello è stato fatto soltanto un terzo della fatica, per riemergere in modo efficace e lucido servono doti atletiche e resistenza all’acidosi e all’ipercapnia.
La risalita è lunga, e quando le gambe iniziano a far male non ci si può fermare per riposare, bisogna continuare cercando di mantenere la pinneggiata efficace ed economica.
Tornando alla compensazione quest’anno vi sono stati due eventi che anno cambiato il mio modo di percepire la profondità e che hanno reso la compensazione molto meno stressata degli anni scorsi.
Il primo è stato vedere la performance “aliena” di Martin Stepanek che è sceso a 122. Vederlo riemergere affaticato ma lucido e sorridente, ha trasformato la mia percezione dei 100 metri. Sono diventati improvvisamente fattibili e relativamente semplici se affrontati con la giusta preparazione fisica.
Quel giorno ha cambiato il mio modo di percepire i 100 metri e in tutti gli allenamenti successivi mi sono avvalso di questa nuova interpretazione della profondità.
Il secondo evento consiste nell’aver appreso la corretta esecuzione del Mouth-fill una tecnica compensatoria utilizzata ormai da quasi tutti gli apneisti.
Con questa tecnica sono sceso diverso volte oltre i 90 metri utilizzando la maschera ed un volta messe le lenti a contatto sono bastati tre allenamenti per toccare i 100.
Tu e Davide Carrera siete buoni amici e siete attualmente i campioni italiani in assetto costante, sei contento che sia propio lui ad essere il tuo “rivale” ?
Non ho mai percepito Davide come un rivale, anzì è un amico con il quale condivido le bellissime emozioni del mare.
A Sharm el Sheikh nel 2008 ci siamo allenati insieme i preparazione dei mondiali AIDA e decidemmo di condividere il Record dei 90 metri.
Il suo tuffo non venne considerato valido per un’imprecisione nel protocollo di uscita e nonostante il rammarico il giorno seguente era in acqua al mio fianco ad incitarmi e massaggiarmi gambe e addome prima del mio tentativo.
In quell’occasione esultammo insieme per il mio record come festeggiamo a cena insieme al suo rientro dalle Bahamas quando realizzò i – 99 metri.
Da quanto tempo utilizzi la monopinna?
Non da molto e mi sa che dai video si vede vero?
Ultimamente mi sto allenando con Mike Maric che mi sta aiutando a migliore nello stile.
Sei anche un pescatore in apnea, peschi spesso oppure utilizzi questa disciplina come palestra di allenamento?
Più che pesca io porto a spasso il fucile, ma ultimamente inizio a divertirmi sempre di più e a volte qualche pesce suicida si lancia contro il mio fucile!
Mi affascina molto la pesca perché è un modo molto poetico ed rispettoso di andare in acqua.
Infine l’approccio alla pesca, come già detto precedentemente, mi sta offrendo molti spunti tecnici anche sotto l’aspetto apneistico e da quando pesco ho migliorato molto il mio modo di fare apnea.

Quali sono i tuoi obbiettivi futuri?
Oltre all’agonismo amo anche molto l’insegnamento.
Meno di due anni fa sono tornato a vivere in Italia ed ho fondato Moving Limits. È un’associazione sportiva che ambisce a lavorare sul potenziale umano attraverso attività in acqua come l’apnea, il Watsu e a secco come lo yoga, il pranayama ed altre attività motorie focalizzate all’autoascolto.
Con il mio team di istruttori facciamo corsi e stage; la nostra base è la Lombardia ma organizziamo seminari in tutta Italia e anche all’estero.
Tra i vari progetti ho anche l’idea di realizzare una collana didattica sull’apnea.
Ho scritto un primo libro, Tecniche di respirazione per l’apnea, cheha già venduto oltre 3000 copie. A febbraio 2010 (presentazione ufficiale all’Eudi a Bologna) uscirà un manuale sulle tecniche di compensazione applicate all’apnea e a fine del 2010, penso di uscire con un terzo libro. Il titolo?…Sarà una sorpresa!
Infine sto collaborando con alcune aziende per usare l’apnea come strumento di formazione del personale. Ho già preso parte a diversi team building e i partecipanti si sono sempre dimostrati entusiasti dell’iniziativa. Anche le aziende hanno approvato il progetto verificando che l’apnea può aiutare a identificare nuove risorse all’interno dell’individuo o del gruppo di lavoro stesso.
Hai in mente nuovi record?
Sto continuando ad allenarmi in visione del mondiali AIDA in Giappone.
Penso di poter aggiungere un po’ di metri in costante, nel mio ultimo record in free immersion sono uscito dopo 3’24’’ di tuffo decisamente lucido.
Penso di poter gestire tuffi intorno ai 3’30’’… per andare a 100 m in costante ci sono voluti 3’.
Mi resta un margine di circa 30’’da utilizzare… se la compensazione è efficace come l’anno scorso dovrebbero starci ancora diversi metri.
A voi i calcoli!
A cura di Jimmy Muzzone
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 | | interviste in collaborazione con www.ilovepescasub.com
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Mike Maric: il re della monopinna

Campione del mondo di Jump Blue 2004 ed ora istruttore apnea e monopinna, perchè non hai continuato con i record e ti sei dedicato all’insegnamento?
La scelta di interrompere con le competizioni è stata dettata da diversi e molteplici fattori quanto mai differenziati. Ho cominciato a gareggiare nel 2001, i Campionati Mondiali AIDA di Ibiza son stati la mia prima esperienza, dopodichè ho continuato fino al 2005, anno in cui a seguito della morte di un mio caro amico istruttore, compagno fidato di tante gare e avventure, ho interrotto per molti mesi la mia “vita in acqua”.
Ho trovato poi nella carica agonistica una motivazione per ritrovare il mare e le sensazioni perdute, tant’è che nel 2006 son ritornato vincendo il campionato internazionale Croato di JB, ero convocato ai Mondiali di Tenerife, ma ho rinunciato al posto in quanto non mi sentivo pronto, ma soprattutto sono stato assorbito da un progetto molto ambizioso dedicato all’amico scomparso. In questi ultimi anni, ho perso sicuramente un po’ la motivazione alle gare, non ne vengo attratto in modo particolare, inoltre anche se continuo ad allenarmi e anche molto, i miei impegni professionali mi portano a non avere più quella libertà mentale necessaria per affrontare l’agonismo di oggi.
Sei considerato il re della monopinna, perchè la monopinna e non altre specialita’?
Ti ringrazio per questa considerazione, mi considero semplicemente una persona che ha dedicato e continua a dedicare tantissimo tempo al mondo “monopinna”. La monopinna ha sicuramente cambiato la mia vita apneistica: un attrezzo così unico così particolare tale renderci simili al delfino, sogno e simbolo di ogni apneista. Son quasi 10 anni che mi impegno nella monopinna, in termini di conoscenza, studi, corsi, tecnica, ingegneri, produttori e via dicendo. In questo percorso sono stato davvero fortunato perché ho conosciuto tanti anni fa Valter Mazzei, attuale CT Nazionale Italiana di Nuoto Pinnato, e con lui ho avuto modo di entrare nel mondo del pinnato e approfondire tanti argomenti, rielaborarli e portarli nell’apnea.
Inoltre, la forte amicizia che mi lega a sportivi del pinnato, quali Davide Manca, Anna di Ceglie o il grande Stefano Figini, mi ha creato delle basi sicuramente importanti. Da qui sicuramente, unire il mondo del pinnato alla mia esperienza di agonista e ancor prima ai 13 anni a fianco dell’inseparabile amico maestro Umberto Pelizzari, mi hanno permesso, credo, di diventare un valido riferimento per quanto riguarda l’insegnamento dell’immersione in apnea con la monopinna, anche se c’è sempre da imparare e molto da fare.
Quali sono i tuoi pensieri quando fai un tuffo nel blu?
Il mio vero pensiero è quello di sciogliermi completamente nell’elemento acqua e diventarne parte integrante. L’obiettivo è quello di concentrarmi completamente sul mio corpo, per perderne la materialità, concentrandomi sulle mie sensazioni, cercando di non avvertire più il limite della mia pelle, dissolvere la fisicità materiale e non percepire più il confine tra corpo e acqua, ma sentirmi acqua in acqua. Interiorizzo molto ogni mio tuffo, che vivo come una sorta di “allunaggio”, dove non sono mai solo ma sempre accompagnato dalla umanità, intesa come presenza mentale di persone a me care che stanno nel mio cuore e nella mia mente.

Nel campo della monopinna sei un professionista, puoi raccontare quali sono i benefici riespetto alle due pinne in termini prestazionali?
Insegnare la tecnica di nuotata con la monopinna non è facile, come altrettanto non facile è apprenderla, metabolizzarla e diventarne padrone. Uno dei vantaggi immediati è la percezione di essere decisamente più veloci: il problema è la gestione tecnica dell’attrezzo. Tutto il corpo dovrebbe essere coinvolto nell’utilizzo della monopinna, il che renderebbe maggiormente in termini prestazionali: stesse misure con maggior facilità rispetto alle due pinne. Diversi studi hanno dimostrato come il dispendio energetico della nuotata con la monopinna sia inferiore rispetto alla classiche bipinne.
Da qui, a cascata, si sono raggiunte misure importanti in piscina e quote più profonde in mare, derivate anche dall’evoluzione delle tecniche di compensazione: si parla anche di una facilità maggiore di compensazione legata al movimento ondulatorio della tecnica con monopinna. Ricordiamoci però che saper utilizzare bene la monopinna, richiede ore e ore, se non anni, di esercitazione, sia in piscina con pinne corte morbide, sia in palestra con esercizi mirati di allungamento e potenziamento:questa miscela permette di acquisire una grande sensibilità nel gesto tecnico, in modo da diventare padroni dell’ attrezzo, e avere un ottimo controllo nella tecnica di pinneggiata classica a due pinne, diventando sicuramente più eleganti. Inoltre, a livello emotivo, la discesa con la monopinna ricorda ovviamente il delfino, per cui,a mio avviso, ti cambia proprio il modo di porti in acqua e la percezione interiore di immersione.
Tutti posso utilizzare la monopinna oppure ci sono limitazioni legati all’aspetto fisico?
Tutti possono utilizzare la monopinna, bisogna prestare attenzioni a due categorie: i bambini e gli adulti con eventuali problematiche diagnosticate. Attualmente i parametri minimi nel nuoto pinnato in Italia dopo 40 anni di studi in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Sportivi sono: per chi ha compiuto 7 anni, è consentito l’utilizzo solo delle pinne (corte e morbide), dai 12 anni in avanti si può utilizzare la monopinna. Da qui in avanti ci si può sempre divertire, a meno che non ci siano particolari problemi tali da condizionare l’attività con la monopinna, ma si tratta di casi comunque supervisionati da medici specialisti. Detto questo, utilizzare la monopinna necessita comunque di un minimo di preparazione fisica di base che sia ben mirata, per cui bisogna affidarsi a persone competenti.
Quali differenze ci sono tra assetto costante con la monopinna e le due pinne? il record è lo stesso?
Ad oggi, nell’agonismo non ci sono classifiche separate tra le tradizionali bipinne o la monopinna: da quanto sopraesposto risulta abbastanza chiaro ed intuitivo come un tuffo in assetto costante risulti più semplice con la monopinna, tant’è che ormai non compete più nessuno con le due pinne da parecchi anni.

Di quale materiale sono composte le monopinna e quali caretteristiche deve avere?
Le monopinne sono composte dalla pala e dalle scarpette: quest’ultime possono essere industriali a stampo, quindi di gomma, oppure artigianali e costituite prevalentemente da neoprene. Le pale sono quanto mai differenziate: fondamentalmente son in vetroresina, carbonio o misto carbonio-vetroresina. In ambito apneistico vi è la tradizione a considerare il carbonio come materiale d’elezione, in realtà le migliori monopinna al mondo hanno alla pala in vetroresina.
Ciò che caratterizza la monopinna ideale è dato dalla lavorazione della fibra di vetroresina e dal sistema pala-scarpette (posizionamento di quest’ultime e loro inclinazione): il tutto è condizionato dalle caratteristiche antropometriche dell’atleta nonché dalla sua tecnica di nuotata. E’ difficile torvare la monopinna ideale, anche perché dipende dall’utilizzo finale che uno vuole farne. In linea generale, chi intende imparare deve sicuramente dotarsi di una mono semplice, facile, morbida ed economica. Una volta acquisito il movimento corretto, incomincia la parte più divertente, cioè la ricerca dell’attrezzo ideale.
Consigli un corso di apnea per poter utilizzare in modo corretto la mono? Perchè?
Sinceramente un corso di apnea può fornire una base importante per conoscersi e migliorare la propria percezione corporea in acqua, ma per utilizzare la monopinna suggerisco un corso di nuoto pinnato o un corso specifico di immersione in apnea con la monopinna. La base comune, per qualsiasi curioso ed interessato, è sempre l’utlizzo di pinne corte e morbide, un tubo frontale, tanta ore di allungamento/streching e tante ore d’acqua con esercizi specifici, oltre ad una buona dose di volontà. Con un approccio mirato e possibilmente curato da un valido istruttore, allora davvero si potrà imparare ad utilizzare correttamente la monopinna e poter nuotare come i delfini.
Ci sono stati negli ultimi anni moltissimi record mondiali in assetto costante con l’utilizzo della monopinna, Herbert Nitsch ha raggiunto un grandissimo risultato stabilendo il record con i suoi -120 metri, secondo il tuo parere grazie all’utilizzo di questo attrezzo si puo’ scendere molti metri ancora?
Il salto di qualità è stato fatto dall’evoluzione dell’attrezzattura, dall’incremento delle conoscenze mediche-scientifiche, dalla sperimentazione e acquisizione di nuove tecniche di compensazione e dalla grande diffusione dell’apnea, che da disciplina di elite, sta diventanto numericamente sempre più importante. Oggi siamo già a -122 di Stepanek, quote considerate utopistiche pochi anni fa’ e son convinto che ci son ancora ampi margini di miglioramento.

Raccontaci l’esperienza piu’ bella che ti ricordi mentre eri nel blu con la tua monopinna
Nel mio cuore conservo diversi ricordi legati alla monopinna; sicuramente il momento del mio record mondiale di Jump Blu nel 2004 è stata una svolta nella mia vita e la seconda tappa risale a pochi mesi fa, quando ho preso parte ad una spedizione, la “dolphin expedition” e son riuscito a nuotare ed interagire nell’oceano con i delfini selvatici.
Progetti futuri?
Il futuro prevede davvero tanti impegni: con il mio coach Valter Mazzei e l’inseparabile Stefano Figini, stiamo realizzando un libro sulla monopinna. Questo è il progetto più ambizioso che stiamo portando a termine. Con l’amico Federico Mana abbiamo tantissimi corsi in cantiere sulle tecniche di compensazione in Italia e all’estero, e con il mio maestro, Umberto Pelizzari, ho la fortuna di collaborare e di aiutarlo in tantissime sue esperienze in giro per il mondo.
Comunque tutti gli impegni son sempre ben aggiornati sul mio sito: www.mikemaric.com
A cura di Jimmy Muzzone
www.ilovepescasub.com
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 | | interviste in collaborazione con www.ilovepescasub.com
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Monica Barbero: record ed emozioni

Ciao Monica,
Parlaci un pò di te; come e quando hai iniziato a fare apnea?
Ho iniziato a fare apnea prestissimo quando al mare d’estate andavo ad esplorare i fondali con la mascherina. Poi a 18 anni mi sono iscritta ad un corso sommozzatori nella mia società, l’Agonismo Sub Torino, e ho trovato un gruppo di persone appassionate di apnea e pesca subacquea e così ho iniziato prima a pescare e poi sono passata a fare gare di apnea.
Da quanti anni pratichi l’apnea?
Seriamente, ossia a livello agonistico, dal 1999, ma già anche prima facevo apnea per gioco, come allenamento per tenermi in forma.
Ti dedichi anche alla pesca in apnea?
Ho iniziato facendo, o meglio tentando di fare, pesca subacquea e continuo ancora adesso, quando gli impegni sportivi me lo permettono, a praticarla soprattutto d’estate.
Mi piace molto e la ritengo molto formativa anche per un’apneista.

Quali sono stati i tuoi record?
Ho fatto il mio primo record del mondo nel Jump Blue nel 2003 alle Tremiti con 92,97m, poi nel 2004 ho battuto per tre volte il record mondiale di apnea dinamica con 153m, 160m e 167m. E per finire quest’anno ho ottenuto il nuovo record del mondo nel Jump Blue ai Campionati Italiani con 143,33m e ai mondiali il record italiano di dinamica con 181,92m.
Ti sei classificata prima prima alla gara di jump blue che si è tenuta a Noli ligure il 5 luglio con un risultato di 143,33 conquistando il record Mondiale, raccontaci come è andata e quali sono stati i tuoi pensieri durante la tua performance?
La gara è andata benissimo, già in allenamento i giorni precedenti avevo ottenuto delle buone prestazioni per cui il giorno della gara ero tranquilla, sicura delle mie potenzialità.
Quando sono partita ho capito subito che ce l’avrei fatta perché mi sentivo fluida e potente in acqua, così quando ho concluso il primo giro sono stata sicura di poter tentare il record e così ho fatto.
In realtà quando sono in gara cerco di pensare il meno possibile concentrandomi sulle mie pinneggiate, sulle virate senza permettere alla mente di avere il sopravvento.

Sei fortissima anche in dinamica, quale secondo te è stata la gara piu’ emozionante? e perchè?
Ogni gara porta con se emozioni differenti, ma quella più emozionante è stata la finale dei mondiali di quest’anno quando sapevo che potevo lottare per una medaglia importante e l’ho voluta fino in fondo. E poi quei 18cm che mi hanno separata dall’oro… bé sicuramente molto emozionante fino all’ultimo!
Pensi che gli uomini siano svantaggiati rispetto a voi donne in apnea? Oppure no?
Sicuramente il fisico femminile è più portato all’apnea di quello maschile perché meno muscoloso e più flessuoso, qualità importantissime in uno sport in cui l’ossigeno deve essere centellinato e il movimento è quello delfinato con la monopinna.
Però forse gli uomini patiscono meno rispetto alle donne lo stress mentale che crea l’apnea, soprattutto dopo anni di attività.
Quante ore al giorno ti alleni?
Mi alleno dalle due alle tre ore tutti i giorni esclusa la domenica, a meno che non ci siano gare o non si vada al mare.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
I miei obiettivi futuri sono sicuramente gli Europei quest’anno e i Mondiali del 2011.
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Grazie per la tua disponibilita’ ci sentiamo al prossimo Record mondiale 
A cura di Jimmy Muzzone
Foto di Alberto Balbi
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Nikolas Trikilis e la Skandalopetra

Qual’è il significato della Skandalopetra oggi?
La skandalopetra è una disciplina “giovane e fresca”. Anche se è riportata da Omero, Erodoto, Oppiano migliaia di anni fa come modo di immersione, scompare negli anni ’60 e negli ultimi 10-15 anni è rinata come disciplina atletica. Si tratta di un’ immersione molto tecnica e sicura.
Quali sono le caratteristiche che deve avere una petra?
La skandalopetra è una petra di marmo o di granito di peso variabile, dai 6 – 14 kg.
Una petra deve avere angoli arrotondati, a forma di goccia o di pera con un foro all’apice dal quale va legata la cima, ha una forma idrodinamica; il peso varia a secondo della corporatura dell’ atleta; infatti noi nelle nostre gare usiamo più di 15 “petre”.

Ci sono limiti d’età?
No, non ci sono, secondo il regolamento mondiale ci sono 12 categorie di tutte le eta’ per i due sessi ed una per le persone disabili. Alle nostre gare hanno gareggiato bambini di 6 anni fino a signore e signori di 60 anni e 70 anni rispettivamente.
Quali sono le difficoltà durante la discesa?
Visto che le gare si fanno sono con il costume da bagno e’ ovvio che le difficolta’ dirette sono l’oscurità (senza maschera) e il termoclino. Poi secondo la velocita’ e la direzione della discesa sono, la compesazione e l’ arrivo alla profondità dichiarata dall’ atleta. Percio’ prima dalle finali delle gare ci sono 2-3 giorni di allenamento così tutti i partecipanti si abituano a questo tipo di immersione, il quale ripeto è molto tecnico visto che la “petra” possiede tante e diverse proprietà!

Come funziona una discesa in Skandalopetra?
Prima di tutto per tuffarsi bisogna essere in due, l’ atleta – tuffatore e l’assistente, colauzeris in Greco.
La massima sinergia di questi due garantisce un tuffo preciso! L’atleta si concentra seduto sulle ginocchia, respira, si alza e si tuffa. Il tuffo deve essere verticale alla superficie del mare, cosi l’ atleta scivola verso il fondo senza aver alcun freno alla profondita dichiarata.
L’apneista ha la mano legata alla corda della petra tramite una funicella. La skandalopetra stessa e’ legata con una corda alla superficie (piattaforma, barca) rappresentando così una forma di cordone ombelicale! Questo “legame”, petra – pescatore – piattaforma o barca, ha dato sicurezza per secoli a questo tipo di immersione! Si ritiene che è il modo più sicuro per immergersi!
Spiegaci l’importanza del compagno in superfice.
E’ di grandissima importanza. Nessun atleta di skandalopetra deve immergersi da solo, ha sempre il suo assistente (colauzeris) con il quale si alternano i ruoli, visto che ormai skandalopetra e’ una disciplina a squadre. L’assistente ti da la petra e la cima, controlla tutta la sua discesa, vede e capisce quando hai lasciato la petra e quando sei arrivato alla profondità dichiarata, visto che la cima ogni 5 – 10 metri riporta un segno. Una volta che l’atleta arriva sul fondo dà il segno ( 2-3 strappi) alla corda e l’assistente lo recupera. In qualsiasi momento ci si dovesse accorgere che il suo compagno si trova in pericolo scatta subito il soccorso.
Praticamente alla skandalopetra vale la regola: MAI DA SOLO IN ACQUA!

Sappiamo che tutti gli anni organizzi gare di Skandalopetra in Grecia, pensi che un giorno arriverà anche in Italia con lo stesso entusiasmo?
Direi che e’ gia arrivata in Italia da tempo, visto che sono state fatte gare, anche se a livello sperimentale e la F.I.P.S.A.S. riconosce come disciplina agonistica la skandalopetra e spesso la petra viaggia ben volentieri, per diversi motivi, in Italia.
Prossime iniziative in programma?
Tantissime!
Per il 2010 l’ Associazione Apneisti Liberi di Salonicco ha in programma diverse gare in Grecia.
1) Giugno: Lindos (Rodi)
2) Fine Agosto: Isola di Milos
3) Metà Settembre: Isola di Chalki
4) Fine settembre: Chalcidika
Appena avremo le date fissate, ve le comunicherò!
Grazie infinite per l’ ospitalità ed un cordiale saluto a tutti gli amici Italiani!
Prof. N.S.Trikilis M.D.
Un grosso saluto a Nikolas e Grazie per la sua disponibilità.

Una rara foto del mitico Haggi Statti poco prima di un tuffo in Skandalopetra.
A cura di Jimmy Muzzone
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Riccardo Andreoli: the blue water hunter

Ciao Riccardo,
Inizio col chiederti da quanti anni pratichi la pesca in apnea? come hai iniziato?
Non si chiedono queste cose alle persone di una certa età!!! 
Scherzi a parte, ho cominciato assai presto a metter la testa sott’acqua, come ho già raccontato altrove. A pescare davvero, nel senso di prender pesci con un fucile subacqueo, un po’ più di quarant’anni fa. E non ho mai smesso.
Ho cominciato nell’alto Adriatico, che forse non è il più invitante dei mari per un pescatore subacqueo, ma quello è ciò che avevo a disposizione, con un fucile a molla di cui conservo ancora ricordi a metà tra l’aurea reminiscenza del “buon tempo passato” e la costernazione dell’aggeggio terribile. Riempito di grasso puzzolente cigolava come tutte le anime dannate dei fantasmi di Venezia, e sputava un’asta rugginosa con un cinque punte in ferraccio, ché all’epoca altro non c’era, costantemente storto per gli impatti contro gli scogli. Me lo rubarono dei balordi che un anno entrarono in casa, per buttarlo poi certamente via. Altrimenti farebbe certamente bella mostra di sé nel reparto “fucili del passato” di cui ormai ha una imbarazzantemente ricca collezione.
Le prede, gli infiniti branchi di cefali maggiori e dorati che all’epoca sciamavano tra le alghe e gli scogli delle dighe foranee, luoghi deputati delle mie prime avventure.
Hai mai frequentato una scuola di apnea? Oggi la consiglieresti?
Scuola di apnea? A malapena quando ho cominciato si sapeva cosa volesse dire la parola!
Ricordo ancora quando, finalmente preso il coraggio a due mani, osai fermare uno dei pescatori subacquei, con la cintura zeppa di pesci. Vista di incredibile invidia e ai miei occhi certa dimostrazione di eccellenza… e mi senti consigliare i tappi auricolari, e me li mostrò, per risolvere il problema del “male alle orecchie” quando si scendeva più di qualche metro! E ricordo ancora che scoprii le meraviglie della compensazione in un libro o in un articolo. La memoria non è chiara dopo tanti lustri e me ne dispiace assai. Un’informazione quindi esclusivamente cartacea.
Oggi consiglierei senz’altro un corso di apnea a tutti coloro che intendono pescare sott’acqua. Il livello della preparazione, teorica e pratica, che si può raggiungere in questo modo è inarrivabile per chi pensasse di “cominciare da solo”. Per non parlare delle prestazioni!
Preferisci la pesca in mare oppure neglio oceani? Perchè?
Non è davvero questione di luogo quanto di prede.
Ci fossero, per assurdo, i marlin, o i vela oppure i wahoo eccetera in Mediterraneo sarei ben felice di pescare nel Mare Nostrum senza le lunghissime e complicate trasferte che l’oceano obbliga. Correzione, ci fossero ed avessero l’abbondanza che hanno in Oceano. Perché sono amaramente certissimo che, anche queste specie sarebbero andate da noi incontro allo stesso triste fato di pressoché estinzione dei tonni. O delle ricciole, per amara, passata, personale esperienza.
Ad enorme vantaggio dei viaggi oceanici devo però far pesare le persone che a fianco dell’oceano e d’oceano vivono. Nei miei viaggi ho potuto incontrare popolazioni appena sfiorate da quanto l’epoca moderna crede di dare per scontato, in cui le antiche tradizioni sono presenti e non discusse. In cui gli stessi pensieri, usanze e modi d’essere sono quelli del villaggio di secoli fa.

Hai un compagno di pesca?
Ho avuto compagni di pesca, carissimi amici e complici di mare e di pescate per anni ed anni. Pian piano si sono allontanati per i casi della vita e, negli ultimi anni, dall’obiettiva complicazione di viaggi lunghi, intricati e talora francamente costosi. Rimpiango certamente la presenza di qualcuno che mi guardi la nuca quando in qualche sperduta secca del Pacifico, ad ore di incerta barca dalla terraferma, mi immergo in solitario. Di più, ricordo con nostalgia la condivisione di tempi e avvenimenti che un compagno di pesca affiatato può dare.
Quale tecnica di pesca utilizzi?
Principalmente la pesca nel blu.
Attrezzature pesanti, calibrate per prede potenzialmente massimali, talora da inventare volta per volta. A volte passare ore ed ore non dico a non prendere un pesce ma letteralmente a non vedere altro che un po’ di plancton e molecole d’acqua in agitazione. Perché la corrente è sbagliata, perché sta arrivando una tempesta, ancora oltre l’orizzonte e i pesci sono sprofondati ben oltre le possibilità dei richiami di interessarli, perché la luna non è al punto giusto… i perché per NON prendere un pesce sono sempre infiniti. Ma talora arrivano pesci incredibili…
A quanti metri solitamente peschi?
Il meno possibile!
Nel blu, la lotta, e l’abilità, sta nel convincere il pesce a salire, a venire a vedere il pescatore, interessante oggetto d’attenzione, e non, in generale, a scendere negli infinti abissi a prenderselo. Certo alcune specie te le devi andare a conquistare ben giù. I tonni a denti di cane (Gymnosarda unicolor) nel Pacifico per esempio. Più fiato hai più è grande il tonno che puoi catturare. Sempre in generale, naturalmente. Oppure le ricciole falcate (Seriola rivoliana) in Atlantico. Specie che vivono profondissime, i pescatori di superficie le prendono col jigging ben oltre i cento metri, sott’acqua te le devi sudare a trenta e più metri, se hai fiato.
Quali sono le tue prede preferite?
Qualunque specie del blu che sia sportiva. E che magari io non abbia ancora presa. Certo che anche le specie più comuni, come il wahoo, oppure la lampuga o qualche specie di carangide, son proprio divertenti da pescare!

Il pesce piu’ grande che sei riuscito a pescare quale è? quanto pesava?
Se parliamo di pesi puri, qualche tonno rosso (Thunnus thynnus) preso nel Mediterraneo sui sessanta chili, la foto che apre l’articolo è appunto di uno di quelli, e un tonno pinne gialle (Thunnus albacares) preso in Atlantico, di poco sotto ai settanta chili. In Mediterraneo ho un personal best sulla ricciola (Seriola dumerili) di 42 kg e sul dentice (Dentex dentex) di 13.2 kg.
Ho tentato, davvero tentato seriamente, di più, accanitamente, di prendere ben altre prede ma il buon Poseidone non mi ha sorriso. Non ancora…
Hai il racconto di una cattura che ti è rimasta impressa? Ce la potresti raccontare?
Questa volta una non-cattura. La prima frenesia da cibo di un branco di squali.
Western Australia, lo sperduto Ningaloo Reef, 1200 km a nord di Perth per trovare gli Spanish mackerel (Scomberomorus commerson), uno Scombridae dalla mandibola pesante, parente dei tonni, che può raggiungere settanta corposi chili. Si pescava con amici australiani. La tecnica lì è quella del burley, una variante down-under della pasturazione. Si va in barriera, si pescano un po’ di carangidi corposi senza timore di nemmeno intaccare la strepitosa quantità di vita della barriera corallina, ci si sposta poi sulla caduta dove i predatori congregano. Lì si ancora la barca, si legano i carangidi a mazzo ad una catena a poppa e si procede a farli a pezzettoni. E i predatori in quell’orgia di pesce gratis arrivano, eccome. Prima di tutto gli squali. Compresi i tigre che da quelle parti sono abbondanti. Mescolati agli squali ogni tanto ecco anche gli Spanish.
Eccomi lì immerso, ad aspettare, quando arriva un brancotto di Spanish. Cauti, diffidenti, lenti. Un po’ di manfrina per farli arrivare a tiro, uno sguardo ai quattro – cinque squali in vista sotto le pinne, il che vuol dire almeno il doppio appena oltre il limite di visibilità, sparo. Preso ma per l’Australia non bene, non fulminato. Il che vuol dire immediatamente, lo so, litigio coi selacei. Lo Spanish scappa, scende. Tre squali salgono. L’asta in corpo limita le possibilità di fuga, i predoni gli sono addosso. Io recupero furiosamente, lo Spanish è bello, non voglio farmelo fregare. Squali e Spanish, tutti convergono quattro metri sotto le mie pinne. Io recupero ancora, il pesce è intatto, forse forse ce la faccio. Ahimè no, il primo squalo, il più vicino e più grosso anticipa una curva, riesce a mettere i denti addosso allo Spanish, scrolla il testone, si dibatte, lo sbrana, porta via metà del dorso lasciandosi dietro una rovina pressoché immobile da cui il sangue esce a fiotti.
Il finimondo. Gli squali, che improvvisamente realizzo essersi moltiplicati tanto da averne due metri sotto le pinne una decina e più, impazziscono. Pallottole grigie che si fiondano sulla preda immobilizzata, a sbranare, a mangiare prima che altri mangino. I primi cioè, quelli abbastanza vicini o prepotenti da arrivare al pesce. Gli altri nuotano a velocità d’attacco contro qualunque cosa possa sembrare anche lontanamente commestibile. In questa categoria di colpo, e quella prima volta è stata una sensazione forte, ricade anche il subacqueo, ormai lì, vicinissimo. E disarmato perché l’asta è persa da qualche parte dentro a quella nuvola di sangue e alla sfera di corpi frementi e bocche dentate. A sbatter via a puntate del fucile ridotto a bastone squali che arrivano quasi contro. Ho in mente flash staccati, chiarissimi, di forme a siluro, la bocca spalancata, che si precipitano da sotto, da dietro, da destra quasi in superficie, la dorsale a schiumare.
In pochi, lunghissimi istanti, tutto è finito. Perfino il non eccelso cervello degli squali presto realizza che la festa è conclusa, che da mangiare non v’è più nulla, il pesce, venti e passa chili, evaporati in forse quaranta secondi.

Programmi futuri?
Poffarbacco! Prendere quei mostri che sto inseguendo da ANNI!
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Grazie mille per la tua disponibilita’ Riccardo!
Vi consigliamo di fare un salto sul sito web di Riccardo, www.xiphias.it, ricco di racconti bellissimi.
A cura di Jimmy Muzzone
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La giovane promessa dell’apnea: Alessia Zecchini

Profilo
Nata a: Roma il 30/06/1992
Altezza: 1,73 mt
Peso: 48 kg
Capacita’ polmonare: oltre i 4 lt
Ciao Alessia
Sei una giovane apneista; è un piacere poterti intervistare:
Per prima cosa vogliamo sapere a quanti anni hai iniziato a fare apnea?
Ho iniziato a fare apnea all’eta’ di 12 anni, dopo una decina di anni di nuoto in cui, facendo i diversi brevetti, ho iniziato ad appassionarmi alla rana sub e all’apnea in generale. Oltretutto vedendo mio padre l’estate pescare e stare ore e ore in acqua, la voglia d’immergermi e pescare più di lui cresceva sempre di più… così, a novembre del 2004 ho fatto il mio primo corso di apnea FIPSAS.
Quante ore ti alleni?
Prima dell’estate mi allenavo 4 ore in piscina in cui facevo sia apnea che nuoto pinnato e gli altri giorni andavo in palestra mentre, da settembre vorrei aumentare le ore di apnea e nuoto dato che mi avvicino sempre di più all’essere maggiorenne!
Partecipi a gare di apnea esatto? Cosa ne pensi dei limiti imposti ai minori di 18 anni?
Si, ho partecipato a qualche gara e sono sempre riuscita ad arrivare prima, ma potendo fare solamente 50 mt non è che mi diverta molto! Infatti fino a che non compirò 18 anni (per fortuna mancano solo 10 mesi!) posso fare solamente gare distanza-tempo sui 50 mt, in cui si deve centrare il tempo dichiarato.

Compiuti i 18 anni quali sono i tuoi programmi?
Appena compiuti questi ambitissimi 18 anni vorrei immediatamente (magari anche uno o due mesi prima) iniziare la “scalata” composta da 75 mt e 100 mt per poi, spero, entrare in elite… e poi si vedrà!
Quali sono i tuoi risultati nelle varie discipline?
In apnea statica sono riuscita a trattenere il respiro per 6 minuti; in apnea dinamica ho percorso 135 mt e in assetto costante sono scesa a -45 mt, entrambi con la monopinna, più di un anno fa. Metre poco tempo fà, nella manifestazione della Skandalopetra sono scesa a -52,4 mt ma, non ho mai provato a fare tuffi in variabile, anche se mi piacerebbe molto e spero di poterci provare ad ottobre nella manifestazione che si terrà nel Lago di Garda con il campione Gianluca Genoni.
Sei stata in Grecia per partecipare alla Skandalopetra grazie al dott. Nikolas Trikilis, hai avuto la fortuna di tuffarti insieme al campione del Mondo Herbert Nitsch… cosa ne pensi di questa manifestazione? Sensazioni?
E’ stata un’esperienza che non dimenticherò mai! La Skandalopetra è una disciplina fantastica in cui si è veramente a contatto con il mare e con la natura, perchè non si indossano mute, maschere o altro… solo uno stringinaso ed un costume. Ciò mi ha permesso di immedesimarmi con i vari raccoglitori di spugne del passato, come il mitico Haggi Statti!
Sono bastati tre giorni per farmi innamorare di questa disciplina e riuscire a scendere in tutta tranquillità a quote che, per ora, non credevo di raggiungere. Tuffarmi con il grande Herbert Nitsch è stato altrettanto entusiasmante e, anche questo, fino a quel momento non l’avrei mai immaginato! Avere accanto un campione come lui, poter vedere la sua preparazione, assistere al suo record… è stato meraviglioso!

Pratichi la pesca in apnea? A che livello?
Si pratico la pesca e, tempo fà, ho anche partecipato a qualche garetta sociale però, non sono un granchè! Ho avuto il mio primo fucile molto tempo fà… un piccolo pneumatico a cui sono veramente affezionata! Ora ho qualcosa di meglio ma, ogni tanto pesco belle prede, ogni tanto un pò meno…ma mi diverto e per me è questo l’importante!
Progetti futuri?
Non so che lavoro farò da grande! Per ora penso a finire il liceo scientifico che frequento e, in teoria, mancano due anni, poi… si vedrà! L’unica cosa che sono certa di fare è continuare ad allenarmi, perchè l’apnea per me è qualcosa di meraviglioso ed indispensabile.
Grazie molte a te e tuo padre che ci ha permesso di poterti fare questa intervista.
Alla prossima e in bocca al lupo!
A cura di Jimmy Muzzone
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Intervista a Gianluca Genoni
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PROFILO:
Nato a Galliate il 05/07/1968
Altezza 1,92 mt
Peso 88 kg
Capacità polmonare: oltre 9 litri
Gianluca Genoni conquista il suo primo record mondiale nel 1996, raggiungendo la quota di -106 metri in assetto variabile regolamentato. L’anno successivo, batte il suo stesso primato toccando -120 metri. Il 2 e 3 ottobre 1998 il campione firma a Porto Ottiolu un doppio record mondiale di discesa in apnea: -121 metri in assetto variabile regolamentato e – 135 metri in assetto variabile assoluto. L’avvenimento gli conferì l’appellativo di “uomo più profondo del mondo”; mai nessuno aveva osato tentare due record a così breve distanza di tempo.
Dal 1996 ad oggi Genoni ha stabilito 14 record del mondo, l’ultimo, il 5 Ottobre 2006, raggiungendo – 141 metri in assetto variabile regolamentato. Nel 2008, record di apnea statica con 18 minuti e tre secondi.
Grazie Gianluca per esserti prestato a questa intervista:
Da diversi anni sei direttore didattico per la scuola di apnea PSS, a tuo parere sono aumentiti gli iscritti ai corsi rispetto gli anni passati?
Rispetto a quando ho iniziato io a fare apnea, circa 20 anni fa, gli iscritti ai corsi di apnea hanno avuto un aumento esponenziale, che oggi sembra stabilizzarsi.

A quali persone oggi consiglieresti un corso d’apnea?
Un corso di apnea è consigliabile a tutti coloro che amano il mare: all’apneista puro o al pescatore che vuole migliorare le proprie prestazioni, al subacqueo che vuole aumentare la propria acquaticità, alla persona comune che vuole imparare a rilassarsi e nello stesso tempo fare un po’ di allenamento fisico.
Ti piace navigare su internet?
Non navigo quasi mai su internet, lo utilizzo solo per lavoro.
Sei iscritto su Facebook? Cosa ne pensi?
Sono iscritto a Facebook, penso che sia uno strumento per conoscere “virtualmente” un sacco di persone, ogni giorno ricevo molte richieste di amicizia soprattutto di sportivi, subacquei, pescatori.
Cosa ti piace leggere?
Quotidiani e durante le vacanze mi piace leggere libri di avventura.
Ascolti musica prima di immergerti?
Quando mi alleno e devo fare tuffi particolarmente impegnativi ascolto musica per estranearmi, rilassarmi e trovare la giusta concentrazione. Quasi sempre ascolto le canzoni di Vasco Rossi.
Come si possono prevenire, a tuo avviso, i numerosi incidenti che si verificano ogni anno in mare soprattutto durante la stagione estiva?
Speriamo che gli incidenti non siano così numerosi. Per prevenirli bisogna per prima cosa andare in acqua sempre in coppia con una boa segna sub e soprattutto sapere a cosa si va in contro se si esagera con le prestazioni in apnea. Diciamo che frequentando un buon corso si inizia nel migliore dei modi.
Molti apneisti sono soggetti ad avere problemi nella compensazione, puoi dare qualche consiglio?
Uno dei limiti alla discesa in apnea è proprio la compensazione, che è molto soggettiva e dipende da quanto si è predisposti. Andare in acqua di frequente, affinare la tecnica e restare calmi e tranquilli in profondità aiutano molto.
Frequentare un corso di Yoga puo’essere d’aiuto per un apneista?
Il rilassamento mentale e la giusta respirazione sono parte dell’apnea, ma prima di capire l’importanza di queste tecniche bisogna affinare la tecnica ed essere allenati fisicamente.
Gli allenamenti per un record oggi, sono gli stessi di quelli di una volta?
Più o meno si, anche se le profondità sono cambiate enormemente e quindi la preparazine e l’assistenza diventa più complicata.
Ti hanno fatto spesso la domanda se peschi in apnea e la tua risposta se non ricordo male è la seguente: “non ho mai impugnato un fucile subacqueo”; secondo il tuo parere sarebbe utile per un pescatore subacqueo frequentare un corso di apnea? Se si perchè?
Non è proprio così; tanti anni fa mi spedivano sott’acqua con il fucile a fare aspetti ai dentici a grande profondità, non avendo mai preso niente e facendo una fatica boia ho deciso che non era la mia specialità. Frequentare un corso serve per imparare le tecniche di discesa, capire quelli che sono i pericoli, allenarsi in piscina nella stagione fredda.
Un ultima domanda, hai in programma qualche novità sempre legata alla tua attività? record, manifestazioni o altro?
Ho smesso con i record dopo i -141m in assetto variabile del 2006 a Sharm. Adesso mi alleno, faccio prove con il Dan, esibizioni un po’ ovunque per gli sponsor. Manifestazioni e corsi ne ho in programma molti, un po’ ovunque.

www.genoni.com
Grazie ancora per la tua collaborazione.
A cura di Jimmy Muzzone
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Apnea e tatuaggi: Tommaso Buglioni

Ciao Tommaso e grazie per esserti prestato a rispondere alla nostre domande; so che sei un bravo tatuatore e allo stesso tempo hai la passione per l’apnea… è corretto?
Corretto… sono un tatuatore professionista da molti anni e appassionato del mare da sempre, l’acqua mi ha sempre attratto: i miei avevano una villa al mare vicino senigallia ed erano appassionati di pesca, io ho ereditato tali passioni, da piccolo ero sempre sott’acqua, con la fiocina e poi con il mio primo fuciletto subacqueo a molla.
Da quanto tempo fai il tatuatore e da quanto ti sei dedicato all’apnea?
Sono un artista del tatuaggio da oltre trent’anni, professionalmente dal 1982. Ho aperto il mio primo studio nel 1988 davanti al porto di Ancona, in Italia c’erano solo due studi, ora ce ne sono migliaia…
Frequentando CapoVerde, sei anni fa ho conosciuto e iniziato a pescare nel blu con Alexander Sarasitis ,amico di Herbert Nitsch, grazie a lui mi sono avvicinato all’apnea come disciplina; faccio agonismo da tre anni ed ora sono nella elite nazionale… una meraviglia.
Pensi che il tuo lavoro ha in qualche modo qualcosa a che fare con l’apnea?
L’arte prende ispirazione da tutto, l’apnea grazie al tipo di allenamento mentale mi ha cambiato, di conseguenza anche il mio stile, mi sento migliorato e molto… anche se io sono uno che non si ferma mai, sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo nel mio stile e sopprattutto ho ancora tanta voglia di crescere per soddisfare sempre di piu’ i miei clienti.

Sappiamo che sono in corso i mondiali di nuoto a Roma, Tanya Cagnotto ha conquistato il secondo posto con un argento ed è stata tatuata da te… Secondo il tuo parere da professionista un tatuaggio a contatto con il cloro puo’ causare dei problemi? Perchè?
Il cloro è deleterio per tutti i colori, figuriamoci per la pelle fresca di tatuaggio. Ci sono delle accortezze da seguire, basta almeno una settimana/dieci giorni per curare bene il tattoo, con le pomate piu’ idonee e anche l’ausilio di protettori solari, quindi non è un dramma, basta non immergersi nell’acqua clorata per appena una settimana.
Un tatuaggio soggetto a molte ore di piscina puo’ dare dei problemi a livello di colori? Si potrebbero sbiadire? puoi darci qualche consiglio?
Io tutti i giorni mi butto in acqua, sia per una semplice nuotatina, sia per un allenamento intensivo, i miei tattoo sono perfetti, perchè siano tali si deve andare da bravi tatuatori.
L’uso della muta per molte ore dà problemi ai tatuaggi? Perdono un pò di colore? Si possono riscontrare arrossamenti o pruriti?
No, stessa cosa per la domanda precedente, le mute ora sono morbide, molta gente ha pelle delicata e le mute di nuova generazione sono rispettose anche delle pelli piu’ sensibili, con o senza tattoo.
Da quanti anni pratichi l’apnea?
Agonisticamente da tre anni, direi in maniera seria da un anno e mezzo… per pescare o semplicemente per il gusto di stare in apnea, da sempre…
Sei anche un pescatore in apnea?
Si, pesco prevalentemente a CapoVerde e soprattutto nel blu: tonni, wahoo, dorados e ricciole grandiose… sono un fanatico ammiratore di Riccardo Andreoli, mio amico e compagno di pesca nel blu qua a CapoVerde.
Pero’ sono anche un animalista convinto, sparo solo a cio’ che posso mangiare o far mangiare, per il resto ammiro le bellezze della natura sempre piu’ offesa dagli innumerevoli bracconieri… dio quanto li odio…

So che partecipi a gare di apnea, quali sono le sensazioni piu’ belle durante una gara?
L’apnea mi regala delle gioie immense, sensazioni uniche e soddisfazioni incredibili, sono rinato da quando gareggio, io sono un agonista ed oltre allo stato di benessere che mi dà l’apnea unisco anche la grinta, la voglia di migliorare che ho sempre viva con me.
Non mi spaventa il dolore della fame d’aria, vengo dalla boxe, uno sport duro che in sessanta matches, mi ha insegnato tanto.
Sei da non molto tornato dalla Grecia per la Skandolapetra, è stata una bella esperienza? La ripeteresti?
Certo che si, un’altra emozione fortissima, molto personale, molto intima che mi ha dato ulteriori stimoli, la Skandalopetra ti fa sentire primitivo, primordiale, sara’ il fascino della pietra… e poi essere li in acqua a fianco di amici come Herberth Nitsch…
Nikolas Trikilis poi e’ eccezionale, sono gia’ prenotato per il prossimo anno…
Aggiungo, se ci sono apneisti che vogliono tatuarsi, per me sara’ gioia immensa creare disegni a tema apneistico o subacqueo e scambiare opinioni ed emozioni.
Sul mio sito web è possibile visionare i miei lavori: www.tomtattoo.com
A cura di Jimmy Muzzone
www.ilovepescasub.com
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